Südtirol con i bambini: Lago di Braies, Tre Cime di Lavaredo, Lago Antorno, Lago di Dobbiaco, Santa Margherita.

V giorno, 13.06.2018

Piove, e le nuvole formano una fitta nebbia in tutta la vallata. Facciamo colazione  e partiamo per una delle mete principali del nostro viaggio: illago di Braies. Anche stavolta, il viaggio non sarà molto lungo. In meno di mezz’ora,  attraverso la SS49, si raggiunge questo luogo incantato, incastonato fra le montagne. Poco prima di raggiungere il lago, due grandi parcheggi a pagamento costringono a lasciare l’auto. Gli unici posti gratuiti sono in un piazzale, circa 800 metri prima. Non vale la pena fare la scarpinata, la sosta al lago impiegherà al massimo un paio d’ore.

Il lago di Braies è veramente incantevole. Uno specchio d’acqua verde, che riflette i profili e le venature innevate delle Dolomiti, che lo circondano su tre lati. E’ possibile noleggiare delle caratteristiche barchette in legno a remi. L’unica struttura creata dall’uomo è un fabbricato in mattoncini, comprendente un raffinato albergo, un ristorante, un negozio di souvenir. Poco più avanti, nello stesso stile, una chiesetta proprio adagiata alle sponde del lago.

Nello stesso albergo, alla fine di aprile del 1945 ( a guerra praticamente finita), le SS tedesche condussero oltre cento prestigiosi prigionieri, fra cui generali, principi, ex cancellieri, di diversi paesi europei. Pochi giorni dopo, gli americani liberarono gli illustri ospiti, arrestando parte dei tedeschi. E’ uno degli ultimi avvenimenti bellici in territorio italiano.

Il lago può essere costeggiato a piedi, attraverso un sentiero che attraversa in parte un boschetto adiacente. Dal ponticello, posto proprio all’ingresso del sentiero, è possibile scattare foto spettacolari. La giornata nuvolosa accresce la ricchezza del panorama, con piccoli banchi di nubi che si soffermano fra le catene montuose.

Dopo un po’, comincia a piovere. Abbiamo sempre gli ombrelli negli zaini, per cui non è un grosso fastidio. Entriamo nel piccolo negozio di souvenir e ne veniamo fuori con qualche oggettino. Fra l’altro, sono molto diffuse le immagini di una serie televisiva girata in questi luoghi, A un passo dal cielo, con Terence Hill come protagonista. In realtà non ero a conoscenza neanche dell’esistenza della serie, ma indiscutibilmente per i locali è un bell’orgoglio, oltre che un traino al turismo.

 

 

 

 

 

Riprendiamo l’auto sotto una pioggia più fitta. L’idea di mia moglie è provare a raggiungere la vetta delle Tre Cime di Lavaredo. La giornata non è fra le più adatte, perché la visibilità potrebbe essere ridotta. Però decidiamo di tentare. O meglio, decide lei. Da Braies ritorniamo in Val Pusteria, poi riprendiamo la SS 51 Alemagna che avevamo percorso nel senso inverso qualche giorno prima. In quaranta minuti siamo nei pressi del lago di Misurina, poi gli ultimi otto km di tornanti ci separano dalle Tre Cime.

La strada per raggiungere le Cime è a pagamento. Il pedaggio è salatissimo: trenta euro per un’autovettura. Ne eravamo già a conoscenza, ma chiaramente hanno il coltello dalla parte del manico. Le Tre Cime sono un panorama unico.  Il costo per l’accesso, fra l’altro privo di ogni altro servizio accessorio, è comunque esagerato.

Prima di superare la sbarra, ed attraversare il punto di non ritorno, chiediamo al brusco e svogliato casellante informazioni circa la visibilità in cima. Ci risponde di non averne idea, ma  ci suggerisce di chiamare direttamente il rifugio Auronzo, accanto alle cime. In quella landa desolata non c’è campo per i cellulari. Arretriamo un po’, finché ci rendiamo conto della possibilità di telefonare. Al rifugio ci confermano che la visibilità, al momento, è pari a zero. Quindi, cosa facciamo? Ma saliamo lo stesso, ovviamente.

Ci inerpichiamo sulla montagna, con la Fiat Tipo che si arrampica facendo un lavoro che non le è congeniale. Sotto di noi, le nubi impediscono la visibilità delle vallate. Gli ultimi, più ripidi, tratti mettono davvero a dura prova la nostra familiare, che tuttavia riesce ad arrivare in cima. Fermiamo l’auto nel parcheggio più in alto, proprio a ridosso della cima di sinistra. Fra l’altro è l’unica a mostrarsi nitidamente. C’è ovviamente molto freddo, e vento. E pioviggina. Siamo gli unici nel parcheggio, e questo la dice lunga sul nostro livello di follia.

Esorto mia moglie e mia figlia, che continuano a scattare foto, a scendere al più presto. Con la nebbia fitta sarebbe difficile ridiscendere. Durante il ritorno, è un po’ come guidare fra le nuvole. Il vento spinge velocemente le nubi, la visibilità si riduce e si accentua con grande velocità.

Superato il casello, ci fermiamo accanto al piccolo Lago Antorno. Sono quasi le due del pomeriggio, e c’è uno chalet che sembra fatto apposta per noi. Però è chiuso per ristrutturazione. Continuiamo ancora un po’, e raggiungiamo la sponda del lago di Misurina. Scorgiamo un accogliente rifugio,  mentre piove in maniera più insistente.

E’ un bar ristorante, con l’interno davvero minuscolo, appena cinque o sei tavoli. Ma è davvero caldo, pieno di persone, con l’arredo in legno e un bel bancone da bar. L’ideale quando il meteo è inclemente. Prendiamo dei panini con speck, ed un ottimo caffè.

Con la pancia piena, ritorniamo verso la Val di Casies. Ci fermiamo, però, anche al lago di Dobbiaco. Più grande dei precedenti, se possibile conviene scendere fino alla sponda, accanto al ristorante sul lago (che sembra davvero invitante). I parcheggi a pagamento, visibilissimi quasi a ridosso della strada statale, sono piuttosto distanti.

Quasi a ridosso dell’Hotel Stoll ci rendiamo conto di non aver mai esplorato, nei giorni precedenti, la piccola Val di Casies. Quindi superiamo la stradina che conduce a Planca di Sotto, e percorriamo qualche km in più, sino all’abitato di Santa Margherita. Per quanto sia poco più di un agglomerato di casette, è uno dei centri più grandi della valle.

Ci fermiamo all’agriturismo Reierhof, un maso con  un parco faunistico. Si tratterebbe di camminare fra i pendii, fra l’altro oggi fangosi e bagnati di pioggia, per scorgere prevalentemente animali da cortile e pagare circa trenta euro. No, grazie. Siamo folli, ma non fino a questo punto. Non in una giornata di pioggia.

Così continuiamo ancora un po’ ad esplorare le strette stradine in cui la vita sembra scorrere a ritmi decisamente diversi di una metropoli. I bambini giocano fra i prati, controllati  a vista dal cane di casa. Le auto sono pochissime, ma d’altra parte anche il numero degli abitanti è limitato. Pensiamo che sia un posto splendido dove trascorrere un week end, ma difficile per noi cittadini da abbracciare per un periodo prolungato.

Alle 16.00 in punto siamo all’Hotel Stoll per la consueta merenda. Poi decido di provare l’area relax, posta a ridosso della piscina esterna. La stanza è calda, ed i lettini sono comodi per chi preferisce dormire. Io tentavo di scrivere, appoggiato scomodamente alla spalliera in legno. Quasi tutti i lettini erano occupati, ma il silenzio regnava incontrastato. Ascoltavo nitidamente il fruscio della matita sul mio taccuino, ed il russare sommesso dell’anziano teutonico appisolato nel lettino accanto.

I bambini intanto, tornato il sereno, inforcano le biciclette e consumano un po’ di energie. Ci ritroviamo tutti nella piscina coperta, prima di prepararci per la cena e dare il via alla solita routine serale, fatta di giochi e divertimento con i bambini. E’ l’ultima notte in questo straordinario hotel. Mio figlio mi chiede già di tornare al più presto. Annuisco, ma con riserva. Domani ci aspetta un po’ di strada, la nostra vacanza non è ancora finita.


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