Südtirol con i bambini: Dobbiaco, San Candido, Carnia, Friuli.

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Südtirol con i bambini: Dobbiaco, San Candido, Carnia, Friuli.

VI giorno, 14.06.2018

L’ultima colazione è anche la più sontuosa. Mangiamo di più, e con più gusto. Partiamo molto presto, i miei figli hanno fretta di incontrare la loro cuginetta, di appena tre anni, che vive con i genitori a Saciletto, in Friuli, poco distante da Palmanova.

La prima sosta è Dobbiaco. I bambini si lamentano, ma promettiamo una visita rapidissima. Ed effettivamente, al di là di un giro nella graziosa piazzetta, la passeggiata è davvero breve. Interessante, invece, la principale caratteristica orografica di Dobbiaco: è una “sella”, uno spartiacque naturale. A Dobbiaco nasce il fiume Rienza, che passa dal lago di Dobbiaco e si getta nell’Isarco, quindi nell’Adige, sfociando nel Mar Adriatico. Eppure nasce anche la Drava, ad est del paese, che si immette poi nel Danubio, sfociando nel Mar Nero  dopo aver attraversato tutta l’Europa. Tecnicamente  la Drava, che a Dobbiaco è poco più che un torrentello, è il corso d’acqua più lungo  che attraversa il suolo italiano (749km contro i 652km del Po, che però ovviamente scorre interamente in  territorio italiano).

Ci fermiamo di nuovo a San Candido, pochi km dopo. C’è una promessa da mantenere: la seggiovia ed il fun bob.  La giornata è splendida, proprio adatta ad una escursione del genere. Si parcheggia proprio accanto alla stazione di partenza. Salire in seggiovia e scendere con il fun bob costa complessivamente 56,80 euro. Per tutti e quattro, ovviamente. Ma ne vale la pena.

Risaliamo il Monte Balanci con i piedi penzoloni, mentre sotto di noi scorrono prati e mucche. All’arrivo, un grande rifugio interamente in legno, con molte sale interne, e terrazzi al sole. Si respira un’aria di serenità. C’è qualche scivolo, diverse installazioni per bambini. Un panorama spettacolare.  Restiamo una mezz’oretta, poi ci lanciamo con i fun bob.

In realtà, “lanciare” non è proprio il termine adatto. Ognuno ha il suo veicolo, e Christian eccede in cautela, scendendo quasi sempre con il freno tirato.  Però, nei tratti in cui ci lasciamo un po’ andare, è veramente divertente. Il fun bob è un piccolo veicolo di plastica, ancorato ad una monorotaia adagiata a terra, che scorre a zig zag lungo il fianco della montagna. La velocità di discesa, grazie al freno manuale, è di fatto decisa dal pilota. Oltre che dall’eventuale traffico legato a piloti più lenti.

 

 

Riprendiamo quindi l’auto per raggiungere il Friuli. La SS52 della Carnia costeggia per un bel tratto il parco naturale delle Tre Cime, costantemente a pochi km dal confine con l’Austria. Attraversiamo il paese di Sesto (con storia similare a San Candido, per quanto riguarda  l’assegnazione all’Austria), e la frazione di Moso. C’è qualche tornante, che infastidisce Annarita. Io però mi diverto un mondo a guidare fra scenari suggestivi.

Varchiamo il confine col Veneto, in provincia di Belluno, e continuiamo ad attraversare paesi e frazioni spesso costituite quasi esclusivamente dalla via principale ed una piazzetta con un ceppo o un monumento accanto alla chiesa. La cittadina più grande è Santo Stefano di Cadore, dove imbocchiamo la SR355 che segue il corso del Piave, offrendo panorami incredibili.

Alcune cittadine, note per gli impianti di sport invernali, rievocano anche ricordi legati al mondo del ciclismo. Attraversando Sappada, ad esempio, ci si imbatte nei segni del recente passaggio del giro d’Italia. Sappada è inoltre da pochi mesi ufficialmente passata al Friuli Venezia Giulia.

La SR355 si snoda attraverso i centri di Forni Avoltri, Rigolato, Comeglians, Ovaro. Sempre con il Piave al nostro fianco, il cui letto diventa progressivamente più ampio. Quasi alla confluenza con il fiume Tagliamento, riprendiamo la SS52 all’altezza di Tolmezzo. Impressionante la vista del monte Amariana, che sovrasta la città. Ha una forma piramidale talmente regolare che sembra disegnata. A Tolmezzo, per la gioia di mia figlia, imbocchiamo l’autostrada A23 che ci condurrà senza altre soste a Palmanova, e poi a Saciletto. Ma questa è già un’altra storia.

By |2018-07-18T19:10:04+00:00Lug 18th, 2018|Viaggi on the road|0 Comments

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