Verso il Südtirol con i bambini: Treviso, Belluno, Borca di Cadore

I giorno, 09.06.2018

Cominciare un viaggio con un volo in forte ritardo non è il miglior auspicio. Eppure non è l’unico. Da qualche tempo controlliamo freneticamente le previsioni del tempo, è prevista un’intera settimana di pioggia incessante, con frequenti temporali. La nostra vacanza “rilassante”, a spasso nell’Alto Adige con escursioni a piedi o in bicicletta, appare già compromessa in partenza.

Eppure, giunti all’aeroporto di Palermo, dopo aver lasciato l’auto nel più conveniente Park & Fly della zona (le tariffe dell’aeroporto sono letteralmente proibitive, con lieve convenienza solo nel “lunga sosta”), ci accorgiamo che l’unico volo in orario è il nostro, destinazione Treviso. Gli altri voli Ryanair registrano fino a quattro ore di ritardo. Complice, probabilmente, la serie di scioperi del giorno prima, che ha visto alcune tratte direttamente cancellate.

Ad ogni modo, incuranti dei forti ritardi su Roma e Milano, il nostro check in viene aperto in perfetto orario. Controllate le carte d’imbarco, entriamo nel corridoio a vetri, più conforme ad una serra che ad un aeroporto, che conduce all’eventuale aeromobile. Aspettiamo al termine del corridoio, mentre i privilegiati della “priority” stanno già salendo sulla navetta. Qualche secondo di stallo, e vediamo i passeggeri scendere dalla navetta e ritornare al terminal. Viene chiesto anche a noi di tornare indietro. Si parla di un guasto all’aeromobile, ma il contemporaneo ritardo di tutti gli altri voli alimenta il sospetto di una bugia.  La partenza, originariamente prevista per le 10:50, slitta prima di mezz’ora, poi alle 13:00. Le lamentele dei passeggeri per Treviso si aggiungono ai disagi di tutti gli altri, già in attesa da diverse ore. Il personale dell’aeroporto non riesce a fornire spiegazioni plausibili, ed è il caos. Alla fine ci imbarchiamo con un’ora di anticipo sul ritardo previsto, ma le procedure sono lentissime, per cui la partenza si concretizza sostanzialmente  intorno alle 13:10.

All’aeroporto di Treviso, nell’attesa dei bagagli mi reco subito al banco Sicily By Car per il ritiro dell’auto, e guadagno un bel po’ di minuti di attesa, anticipando di pochi secondi un folto gruppo di turisti russi. Ci viene assegnata una Fiat Tipo Station Wagon. Il motore 1.6 Diesel non assicurerà grandi prestazioni in salita, ma in compenso consuma davvero pochissimo.  Percorreremo circa 1.000 km, con una spesa complessiva  inferiore a 70,00 euro. La Sicily By Car ha inoltre introdotto anche il concetto di pulizia: l’auto deve essere restituita in condizioni decorose, pena il rimborso delle spese di lavaggio, ovviamente con maggiorazione.  E’ un modo per spingere i clienti ad essere più attenti nella gestione dell’auto, e sostanzialmente lo condivido.

Ci dirigiamo quindi verso la prima tappa del nostro tour: Belluno. Ci fermiamo però prima in un ipermercato Famila nei pressi dell’aeroporto, e compriamo alcuni tramezzini per consumare uno spuntino veloce, direttamente nel parcheggio. C’è molto caldo, e sono le tre del pomeriggio. Il display dell’auto segna 33°. Altro che settimana di piogge!

In meno di un’ora raggiungiamo Belluno, percorrendo la A27 da Treviso,  e negli ultimi chilometri la SP1 che affianca il fiume Piave. Assolutamente consigliato lasciare l’auto al grande parcheggio Lambioi (0,80 euro ad ora, max 6,00 euro al giorno), e salire in centro con la serie di scale mobili che terminano proprio nel bel mezzo della zona più monumentale della città, fra Duomo, Palazzo dei Rettori e Comune..

Nonostante il caldo fastidioso, ci infiliamo nelle stradine del centro, ricche di portici e negozi, assaporando piacevolmente il gusto tardomedievale  del paese. In ogni angolo, ricordi amari dei conflitti bellici: durante la prima guerra mondiale Belluno, città di frontiera, fu invasa per quasi un anno, mentre la popolazione era alla fame. Anche dopo l’armistizio del 1943 la città fu occupata dalle forze tedesche, ed annessa per breve tempo al Reich. Ad ogni modo, troveremo spesso, lungo i corsi dei fiumi, ed anche nelle strade montane più interne, ceppi commemorativi dei caduti italiani, soprattutto legati alla prima guerra mondiale, combattuta prevalentemente in questi territori.

Durante la nostra passeggiata assaggiamo in un antico panificio delle pagnotte con la zucca. E chiaramente, in una città famosa per l’ampia offerta di gelati, non potevamo sottrarci dal piacere di una sosta rinfrescante. Dopo aver percorso, in pratica, l’intero centro storico (poco più di mezz’ora di tranquilla passeggiata) sfociamo nella vasta Piazza dei Martiri, con un grande giardino.  La attraversiamo tutta, sostiamo nella attigua Piazza Castello per una sosta panoramica, e chiudiamo il percorso circolare ritornando al punto di partenza. Ossia l’ingresso delle scale mobili. In meno di un’ora abbiamo completato la nostra passeggiata.

Riprendiamo l’auto e ci prepariamo a lasciare Belluno, ma non prima di fare una rapida sosta al vicino Ponte Vecchio, di cui resta solo un fotogenico moncone da cui scattare meravigliose immagini panoramiche di Belluno e del Piave.

Ci dirigiamo verso Borca di Cadore, dove dormiremo la prima notte. Percorriamo quindi la SS51, che scorre verso nord seguendo il corso del Piave. E’ una strada magnifica, panoramica, chiamata anche “via Alemagna”.  All’altezza di Pieve di Cadore la strada piega verso Ovest, affiancandosi al Torrente Boite. I paesini del Cadore si susseguono uno dopo l’altro, nella loro serena e dignitosa semplicità. In appena un’ora siamo a destinazione.

L’hotel prescelto è il Mercure Dolomiti Hotel Boite. Si trova sul fianco della montagna che sovrasta Borca, località Corte di Cadore. E’ di fatto isolata dal paesino, e quasi da ogni forma di vita sociale. Ma è circondata dalle Dolomiti, ed ha una storia affascinante, che scopriamo solo arrivando in struttura. Fu costruito dall’ENI a partire dalla fine degli anni ’50, e destinato alle vacanze estive dei dipendenti del gruppo. Il villaggio comprende anche un residence, 280 villette, un campeggio. Tutto immerso nella vegetazione, rivestito in legno, e praticamente quasi invisibile se non in prossimità. La morte del patron dell’ENI nel 1962 ne rallentò la realizzazione, ma l’architetto Gellner ha saputo ricreare al meglio le ambientazioni richieste.

L’Hotel, quindi, è un’immensa baita di legno, con strutture in cemento armato, che conserva gli arredi originali dei primi anni ’60. Chiaramente, per quanto suggestive, le camere perdono in praticità, rispondendo di fatto alle esigenze di un turista di oltre cinquant’anni fa. Il meraviglioso terrazzino di cui dispone ogni camera è affacciato sul rilievo del Monte Antelao, il più alto della catena. Un giardino con parco giochi, anch’esso incredibilmente panoramico, completa l’incanto.

Il personale ci accoglie con grande cortesia,  nonostante i pochissimi ospiti ci sono anche due animatori per i bambini. Siamo al confine fra Veneto e Trentino, ma il personale vanta un simpatico e disponibile barista catanese, oltre all’animatrice napoletana.

Decidiamo di restare in hotel per la cena, anche per la distanza dal centro abitato.  Non ce ne pentiamo, il maitre/sommelier ci aiuta con preziosissimi consigli. E i miei figli si divertono con gli animatori, assieme agli altri due unici bambini ospiti dell’hotel.

 


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