Romania e Transilvania con i bambini.

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Romania e Transilvania con i bambini.

BUCAREST, MAGGIO 2018

 

La Romania è un posto che non si conosce. Un paese che evoca pensieri contrastanti, alla luce di pregiudizi più o meno consapevoli. Strano che una famiglia con bambini decida di trascorrere un week end a Bucarest e dintorni.  Ed invece, la Romania è una terra magnifica. Ricca di cultura, di paesaggi incantevoli. Stracolma di storia, passata e recente. Dolorosamente recente. Venite con noi. Scopriamola assieme.

 

Primo giorno, sabato 12.05.2018

         Per una volta, non facciamo una levataccia. Il volo Ryanair Palermo – Bucarest parte alle 13.30. C’è tutto il tempo di alzarsi con calma, fare colazione, preparare gli ultimi accorgimenti ed incamminarsi con calma verso l’aeroporto, con tanto tempo a disposizione. Arriveremo  a Bucarest dopo due ore e mezzo di volo. Fra l’altro, il fuso orario dell’Europa dell’Est ci farà perdere un’ora di vita. Saremo in città non prima del tardo pomeriggio. Domani pensiamo di avventurarci  al confine con la Transilvania,  visitando la cittadina di Brasov ed i castelli circostanti. Lunedì conosceremo meglio Bucarest,  e martedì saremo già di rientro.

Per andare in Romania è necessario attraversare anche il gate dei controlli dganali. I miei figli hanno viaggiato sempre all’interno dell’Unione Europea, mi chiedono il perché di questi controlli in più. Non è facile spiegarlo senza entrare in parentesi storiche e politiche.  All’imbarco incontriamo poi un gruppetto di conoscenti, che invece soggiornerà direttamente a Brasov. Non è una cattiva idea, le possibilità di escursioni giornaliere si moltiplicano.

Il volo è sereno e puntuale. Fra l’altro, la più recente politica della Ryanair limita l’imbarco dei bagagli a mano, in gran parte lasciati direttamente in stiva. E’ una soluzione che noi preferiamo da tempo, e le procedure di sistemazione a bordo si semplificano nettamente.  Gran parte del tempo necessario per trovare il posto per i propri bagagli è ormai acqua passata.

Non appena atterrati a Bucarest , e superata la barriera di controlli doganali, effettuiamo il primo prelievo di valuta locale. Ritiro al bancomat  500 lei, spendendo circa 120 euro. In Romania si usano pochissime monete. La prima banconota è di appena 1 leu, pari a circa 22 centesimi di euro. Così i bani, i centesimi di leu, sono di fatto utilizzati solo nei resti. Facciamo una capatina al supermercato, all’interno dell’aeroporto.  Una bottiglia d’acqua da due litri costa 2 leu (circa 40 centesimi). Prendiamo un  po’ di frutta e dei gelati per fare una rapida merenda.

Al desk dell’autonoleggio ci rendiamo conto che l’italiano è una lingua ben conosciuta in Romania. Ci assegnano una Opel Corsa nera, con cambio automatico. E’ la prima volta che guido un’auto così. Avverto l’assenza del pedale della frizione solo nei primi istanti di guida. Poi mi abituerò alla comodità di due sole marce (avanti e indietro), sarà difficile tornare alla guida tradizionale.

Entriamo a Bucarest attraverso enormi viali con più corsie, che tagliano in due un grande parco verde. Troviamo il Novotel Bucharest City Centre senza difficoltà: è proprio sulla principale strada del centro, a due passi da Piazza della Rivoluzione. La sua facciata è riconoscibilissima, costituita da un porticato in pietra e un grattacielo in vetro retrostante.  La strada è animata, vivace. C’è un convegno sul vino all’interno dell’hotel, sul terrazzino c’è un sacco di gente con un calice fra le mani.

Abbiamo scelto ancora una volta il Novotel per l’incredibile rapporto qualità – prezzo. A fronte di un hotel quattro stelle, in pieno centro, con piscina, palestra, parcheggio, angolo bambini, ecc. la tariffa era mediamente  di 66 euro a notte, per l’intera camera, per tutti e quattro. Diventa poi un vero regalo quando scopriamo di essere beneficiari di un upgrade gratuito. Ci viene così assegnato un vero appartamento (due stanze grandi, due bagni) con pacchetto executive comprendente ogni sorta di accessori, frigo bar gratuito compreso. In realtà, normalmente non aspiriamo a tali comodità. Però, se proprio insistono…

Il tempo di rinfrescarci e siamo già in strada. E’ ormai quasi ora di cena. Ci dirigiamo verso Lipscani, il centro storico. Un tempo zona degradata e malfamata, negli ultimi anni è stata oggetto di una massiccia opera di rinnovamento. Interamente pedonale, pullula letteralmente di locali, bar, ristoranti. Il tutto incorniciato da enormi palazzi storici. E’ piacevole perdersi fra le stradine,  e ritrovarsi in piazzette sempre diverse.

Puntiamo al più noto ristorante turistico della città, Care’ cu Bere, consigliato in tutte le guide.  Arredamento retrò in legno, personale in abito tipico, assolutamente da vedere. Ma inaccessibile senza preventiva prenotazione. C’è da aspettare almeno dodici turni, ne approfittiamo per visitarne le sale, ma chiaramente il languorino dei miei figli necessita di una risposta più tempestiva.

E così ripieghiamo su un altro ristorante prettamente romeno (in fondo non ce ne sono molti, in un’epoca di forte globalizzazione anche in cucina). La Mama è un angolo tranquillo, quasi ai margini del centro storico. Un tastierista ed una violinista allietano i pochi ospiti, con musiche classiche anche del repertorio napoletano e siciliano. Il servizio è lentissimo,  esasperante. Quasi non ci lasciano tempo per scegliere i piatti, e poi attendiamo quasi un’ora. Non è facile tenere a bada i bambini, hanno sempre più fame: a pranzo si sono accontentati di un panino.

Assaggiamo la sarmale, un piatto di involtini con foglie di cavolo e vite, contenenti carne tritata  e riso, ed accompagnati da polenta. I bambini, invece, ripiegano su piatti più semplici.  Niente male, in verità. Anche se il disagio del ritardo  copre la bontà delle pietanze. Per i quattro pasti, più le bevande, paghiamo 84 lei. Poco più di 18 euro.

Proprio accanto al ristorante, dopo cena, ci infiliamo nella Carturesti Carusel, una splendida libreria in stile liberty su quattro elevazioni. Ovviamente i libri sono in rumeno, per cui l’attenzione va ai giochi, ai numerosi dischi ed ai tanti gadget. Trovo una raccolta dei Dream Theater che non conoscevo, è forse l’unico disco che mi mancava del gruppo. E’ un doppio CD, costa meno di 10 euro. Non perdo l’occasione.

Siamo un po’ stanchi, ma non rinunciamo a riattraversare l’intero centro storico. E’ sabato sera, i tantissimi locali sono pieni. Le strade sono affollate, il quartiere è incredibilmente vivace.  Cerchiamo un posto per un dolcetto. Troviamo un panificio con alcuni prodotti tipici in vetrina, ma è ormai chiuso. Così rientriamo al Novotel e ci accomodiamo al bar. Prendiamo quattro diverse fette di torta, tutte buonissime. Però paghiamo 80 lei, in pratica l’equivalente della cena consumata poco prima.

I bambini si sono un po’ ripresi, e nonostante l’ora tarda preferiscono restare un po’ nella hall. C’è un tavolino interattivo che conoscono bene, restano qualche minuto a giocare. Poi, però, è proprio il momento di andare a letto. Domani ci aspetta una giornata piuttosto faticosa.

 

 

Domenica, 13.05.2018

 

La mattina, per me, comincia prestissimo. E’ domenica, leggo di un mercatino per collezionisti in Piazza dell’Università, raggiungibile a piedi in pochi minuti di cammino. In realtà a Bucarest c’è anche un altro, grandissimo mercatino delle pulci: ma è fuori città, e soprattutto troppo vasto per poter essere visitato in poco tempo.

Così, intorno alle 07:30, mi avventuro speranzoso, con il mio quadernetto delle monete fra le mani, alla ricerca di piacevoli affari. Proseguo lungo Calea Victoriei, poi all’incrocio giro a sinistra, passo davanti ad alcuni bar ottimi per consumare la prima colazione, e mi ritrovo nella vastissima Plata Universitatii, grande snodo di traffico, contornata da palazzi imponenti. E’ il cuore della città liberty. Del mercatino, però, neanche l’ombra. Trovo il palazzo che cercavo, nel cui cortile avrebbero già dovuto campeggiare le bancarelle: niente. Ritorno al Novotel con la coda fra le gambe. Mi resta la piacevole passeggiata.

Un’ora dopo, siamo tutti già in strada. Facciamo colazione da Paul, proprio uno dei panifici/pasticceria che avevo intravisto poco prima. C’è una vasta offerta di torte e prodotti da forno, non è difficile scegliere qualcosa di proprio gusto. Anche qui, come in gran parte degli esercizi commerciali visitati, la simpatia non regna sovrana. Però almeno sono rapidi ed efficienti.

Prendiamo l’auto dal garage sotterraneo, scoprendo così che il parcheggio, contrariamente a quanto preannunciatoci il giorno prima alla reception, non è gratuito. Lasciamo 63 lei. Pazienza. Una pazienza che viene più volte invocata quando siamo costretti a numerose deviazioni per uscire dalla città, in direzione Brasov. C’è una gara podistica in centro, gran parte delle strade sono transennate. Compiamo un largo giro per imboccare la E60.

Basta allontanarsi dal centro di Bucarest per trovarsi immersi in uno scenario forse più consono alle nostre aspettative. File di palazzoni dell’era comunista, privi di qualunque vanità, ci accompagnano fin fuori città. La strada è dapprima ben strutturata, lunghi rettilinei a più corsie, separati da spartitraffico in cemento. Poi, quando siamo ormai circondati da prati sterminati,  diventa l’equivalente di una nostra strada statale, con una sola corsia per senso di marcia. Infine,  attraversa le montagne  con serie di tornanti che mettono a dura prova lo stomaco di mia figlia.

Ci fermiamo a Sinaia,  dopo circa 140km e poco meno di due ore di auto. E’ un agglomerato di case in legno vivacemente dipinte, piuttosto moderno nell’assetto viario, a pochi passi dal castello di Vepes, uno dei più belli della nazione.  Inavvertitamente, alla ricerca di un parcheggio, passiamo davanti al monastero, e decidiamo di fermarci. Ne vale davvero la pena. Con lo sfondo dei monti Bucegi, le due chiese del monastero risaltano, con i loro colori dorati ed i dipinti floreali. Effetto scenico sensazionale. C’è un parcheggio accanto, a pagamento. Il biglietto d’ingresso, per gli adulti,  è di  5 lei (poco più di un euro).

Cerchiamo qualcosa da mettere sotto i denti, senza però fermarsi ad un ristorante. Nel paesino di Sinaia c’è una bancarella di langos ungheresi, una sorta di focaccia fritta con panna acida (e aglio) e formaggio. Sarà per la fame, ma è veramente sensazionale. Calda, soffice, gustosa. Persino i bambini la divorano in pochi istanti.

Proseguiamo verso il castello di Vepes. Lasciamo l’auto nel parcheggio a valle, e ci inerpichiamo per la salita. Circa 1km, fra fitta vegetazione ed un torrente che scorre accanto. A metà strada, un  ristrutturato complesso di casette ospita alcuni negozi di souvenir. La strada è accessibile a tutti, ma si suda un po’. La vista dell’imponente castello ripaga della fatica. Sembra messo in posa per le foto. Siamo indecisi se entrare oppure no. Nonostante la magnificenza degli interni (è spesso usato come sede di rappresentanza in occasione di visite di capi di stato esteri), siamo costretti a rinunciare,  dobbiamo ancora andare a Bran, con un altro castello da visitare.

 

 

Decidiamo quindi  di ridiscendere, e riprendiamo l’auto nel parcheggio. Siamo un po’ stanchi, ma i bambini potranno riposarsi in macchina per una mezz’oretta, la strada per Bran è tutta curve. I 50km di distanza vengono coperti in un’ora esatta.

Il castello di Bran, commercialmente presentato come il castello di Dracula, è preceduto da un vastissimo mercato di souvenir dozzinali. Tutto appare strutturato per favorire il turismo di massa. Anche il biglietto d’ingresso al castello, rapportato ai prezzi romeni, è a dir poco sontuoso: 40 lei, poco meno di dieci euro a persona (10 lei per i bambini).

In compenso, però, non solo il castello è facilmente raggiungibile (la salita a piedi è in forte pendenza, ma molto breve), ma quasi interamente visitabile. I bambini si divertono a sgattaiolare fra stanzette dal sapore medievale, con pavimento e travi in legno. Attraversare passaggi segreti angusti, affacciarsi dal terrazzino sul cortile interno con tanto di pozzo, ecc.  Il percorso è articolato, camminando con calma si impiega poco meno di un’ora.  Fra l’altro si è inevitabilmente rallentati dai tanti gruppi di turisti.

La visita al castello di Bran ha ulteriormente fiaccato la nostra resistenza. Ma non possiamo evitare di fare un salto anche a Brasov. Stavolta la strada è più agevole. In quaranta minuti raggiungiamo il centro della cittadina, anche se non è facile parcheggiare: è domenica pomeriggio ed il paese pullula di visitatori. Il centro storico è quasi interamente pedonale. Le casette dai colori pastello si susseguono, il sole primaverile illumina in pieno la strada principale ed accentua il piacere della passeggiata.

Plata Sfatului (Piazza del Consiglio) è innegabilmente il centro di Brasov. Grandissima, interamente lastricata, luminosa e con una grande fontana circolare, con i gradini utilizzabili come comode panchine. Strapiena di caffè e negozietti, è inevitabilmente affollata in ogni momento della giornata. Da ogni angolo è visibile la vicina, verdissima collina sul cui fianco campeggia la scritta “BRASOV”,  in puro stile hollywoodiano. L’ideale per foto da cartolina.

Proprio accanto alla piazza, un passaggio sterrato conduce alla principale chiesa della città, la Biserica Neagra (Chiesa Nera), dal nome delle pietre scure che la compongono. Niente di stupefacente, però è effettivamente molto grande.  Troviamo anche le energie per affacciarci lungo le mura antiche, a loro volta protette da un ruscello che scorre intorno alla città. Non abbiamo il tempo di farlo, ma sarebbe piacevole percorrere il perimetro delle mura, immersi nella vegetazione.

Stranamente, eravamo già piuttosto organizzati anche per la scelta del ristorante per la cena. A piedi è un po’ distante, e siamo stanchi. Ma raggiungiamo il Sergiana, locale particolarmente tipico,  che si sviluppa quasi tutto nel sotterraneo, con camerieri in abiti tradizionali. Il servizio è rapido ed efficiente. Assaggiamo due zuppe di legumi, più una zuppa “gulyas”. Due piatti principali di carne mista, e relative bevande. Il conto è di 139 Lei. Circa trenta euro.

All’uscita dal ristorante il sole è ancora visibile, ma fra poco tramonterà del tutto. Ci aspetta una lunga strada sino a Bucarest. Ho l’incoscienza di chiedere un espresso in un accogliente bar del centro. Mi riempiono un bicchierone di un caffè imbevibile e bollente. Alle 20.45 siamo in auto. Il navigatore di Google ci avvisa che c’è una lunga coda, a causa di lavori in corso.

Superato il primo tratto fra le montagne, i bambini si addormentano. Si addormenta anche mia moglie, specie quando restiamo bloccati nel traffico, per oltre un’ora. I lavori in corso alla fine interessano non più di tre metri di carreggiata, non era necessario creare un’apocalisse viaria. Gli ultimi km di strada,  con i fari delle auto contro, diventano impegnativi. Di tanto in tanto, comincia anche a piovigginare.  Rientriamo in hotel ben oltre la mezzanotte. Proviamo a parcheggiare la Opel nel garage sotterraneo, ma proprio in quel momento si guasta il meccanismo del rilascio del ticket.  Al personale di vigilanza occorre più di mezz’ora per trovare una soluzione, e consentirci l’accesso manuale al parcheggio.

La giornata è stata certamente impegnativa e stancante, ma senza dubbio positiva. Potendo rielaborare l’organizzazione,  forse sarebbe stato meglio pernottare a Brasov, ed eventualmente ripartire l’indomani. Però il sacrificio  fatto stasera ci apre un’intera giornata alla scoperta di Bucarest.

 

Lunedì, 14.05.2018

 

La stanchezza del giorno precedente si fa sentire. Dormiamo profondamente sino al mattino. Ci alziamo alle 09.00, e non avendo vincoli di colazione ci prepariamo subito per un tuffo in piscina. A quest’ora del mattino è chiaramente deserta. E’ piccola ma elegante e ben curata, è un piacere nuotare qualche minuto nell’acqua riscaldata. Chiaramente negli spogliatoi c’è tutto il necessario: dagli accappatoi agli asciugamani, dall’acqua fresca alle docce.

Siamo così rilassati che usciamo dalla camera, dopo le docce, ben oltre mezzogiorno. Ormai non è più il caso di pensare alla colazione, ci tuffiamo alla scoperta di Bucarest. Magari dei quartieri più moderni, creati sotto la dittatura comunista. Parcheggiamo nei pressi dell’immensa Plata Unirii, caotico snodo veicolare con decine di strade che vi confluiscono. Il più ampio viale che la attraversa è una scenografica prospettiva verso l’imponente Palazzo del Parlamento, il secondo più grande edificio del mondo dopo il Pentagono.

Decidiamo di perlustrare la piazza alla ricerca di un posto per uno spuntino, e dopo alcune incertezze accontentiamo mio figlio rifugiandoci in un grande Mc Donald’s. Anche in locali sostanzialmente standardizzati come questo si nota il minor costo della vita.  Per i quattro menù completi spendiamo meno dell’equivalente di quindici euro.

Riprendiamo l’auto,  scorrazzando un po’ fra gli incredibili ed ampi  viali , abbelliti da fontane colorate con getti d’acqua sincronizzati. Assieme alla mole del Parlamento, e dimenticando il periodo storico in cui furono allestiti, formano un colpo d’occhio decisamente suggestivo.

Raggiungiamo quindi il Palazzo del Parlamento e compiamo un giro intero attorno ad esso, senza però trovare modo di fermarci per qualche foto. Poi ci dirigiamo verso il mercato Obor, il più grande della città. Anche qui, un parcheggiatore comunale si avvicina, ed a fronte di pochi lei lascia una regolare ricevuta.  Il mercato è davvero vasto, e suddiviso in varie aree. Prima dell’ingresso, una serie di negozietti di pane e formaggi attirano i visitatori. Un grande spiazzo all’aperto, sotto ampie tettoie, ospita  prevalentemente fiorai. Un enorme capannone su più piani, invece, è il “nuovo mercato”, comprendente soprattutto salumerie, macellerie e generi alimentari. Proprio di fronte, il “mercato vecchio”: gigantesco capannone malridotto, con tetto traslucido e privo di colonne o stanze. Un enorme spazio libero, stracolmo di venditori di ogni genere. Attorno ad esso, orientati verso l’esterno, commercianti di prodotti casalinghi e ferramenta.

All’interno degli spazi del mercato c’è un piccolo varco di accesso ad un bel parco. Fra vegetazione, cinguettii ed installazioni per bambini trascorriamo un quarto d’ora all’ombra, lasciando sfogare anche un po’ i miei figli, stanchi di girare fra palazzi e mercati.

L’idea del parco è piaciuta, ed i bambini vorrebbero ancora giocare con gli scivoli. Così raggiungiamo il più vasto parco Cismigiu, con tanto di lago navigabile, lunghissime file di panchine monoposto, tante installazioni per bambini. L’aspetto che più colpisce, però, pur essendo praticamente in pieno centro, è l’assoluta sensazione di distacco dal caos: i suoni della natura avvolgono ogni rumore.

Tra mercati e parco abbiamo già camminato molto. Siamo a poche centinaia di metri dal Novotel, così proponiamo ai bambini di fermarsi in camera un’oretta a “riposarsi” (come se non sapessimo che trascorreranno il tempo fra cellulari e tablet), mentre io e mia moglie continuiamo l’esplorazione, anche a piedi, della città. Inutile sottolineare il boato di approvazione dei miei figli.

Abbiamo così la possibilità di passeggiare con leggiadria, raggiungendo in pochi passi la vicinissima Piazza Rivoluzione, vero centro della città. Da questo luogo nacque l’ultima, decisiva contestazione a Ceausescu, alla fine del 1989. Il dittatore pronunciò il suo ultimo discorso dal balcone del palazzo del partito, per poi fuggire ed essere catturato e giustiziato.

Nella stessa, grandissima piazza, si erge a protagonista l’ottocentesco palazzo reale, ora sede del museo nazionale romeno. Lo sguardo  contempla con un unico abbraccio anche la statua equestre a Carlo I e la biblioteca centrale. Un po’ più in là anche il riconoscibilissimo edificio dell’Atheneum, di forme classicheggianti.

 

 

Un angolo della piazza ospita una fornita libreria, che offre l’occasione per acquistare piccoli souvenir da portare agli amici. Proprio accanto, una piccola chiesa ortodossa dà le spalle alla piazza. Più volte danneggiata e restaurata, l’affascinante chiesetta sembra molto più antica dei pur ragguardevoli due secoli di storia.

La passeggiata è stata soddisfacente, ma è inevitabile avere il pensiero ai pargoletti, che in realtà se la stanno spassando in albergo. Li preleviamo, non senza ritrosie da parte loro, e ci dirigiamo tutti assieme, a piedi, verso la scenografica Piazza Università. Qualche foto dinanzi al Teatro Nazionale, poi attraversiamo usufruendo del comodo sottopassaggio, con tanto di negozi, che scorre nel sottosuolo della piazza, e si connette con la fermata della metropolitana.

Per la cena è d’obbligo vagabondare nel centro storico. Anche stavolta, però, abbiamo una meta già prefissata. Al ristorante Lacrima Sfinti ci accolgono pur senza prenotazione, offrendoci l’ultimo spazio disponibile, ricavato dal bancone utilizzato come cassa e contabilità.  Locale tipico, e servizio finalmente rapido ed efficiente. Fra zuppe, piatti di carne, sarmala e bevande spendiamo 222 lei. E’ il conto più salato visto sinora, e ci sembra un capitale. In realtà equivale a meno di cinquanta euro.

Tra negozietti di souvenir e un dolce tipico preso in un panificio ad angolo di strada (le ottime palacinka, assolutamente da provare) , rientriamo ciondolando in hotel. Ma la serata non è ancora finita. Prendiamo l’auto ed in pochi minuti raggiungiamo il grande piazzale dinanzi al palazzo del Parlamento, illuminato in maniera efficiente. Lo slargo è quasi deserto, è un meraviglioso punto di osservazione. L’edificio si mostra in tutta la sua imponenza, si staglia netto  nel buio della notte. Anche le fontane colorate, che percorrono l’intero viale che lo fronteggia,  si apprezzano molto di più dopo il tramonto.

 

 

 

 

Da alcune cartoline avevamo intravisto illuminato uno dei ponti della capitale, il moderno Bessarab. Sembra singolare e di grande effetto scenico, e dedichiamo un quarto d’ora d’auto alla sua ricerca. In realtà era illuminato solo per eventi eccezionali, e visto così com’è, seppur certamente interessante, non vale la pena della deviazione. Così torniamo in hotel e ci prepariamo alla partenza dell’indomani.

 

Martedì, 15.05.2018

 

La mattina della partenza, prevista per le 12.45, è solo una lunga attesa. Per non svegliare troppo presto i bambini scendo a comprare qualcosa per la colazione in un bakery adiacente all’hotel. Si rivelerà una pessima idea, i prodotti da forno scelti sono davvero pessimi. Abbiamo ancora il drink di benvenuto da consumare in albergo, e lo commutiamo con due cappuccini.

Al check out l’incaricato della reception, forse per inesperienza, forse per scaltrezza, ci chiede il doppio del dovuto per il parcheggio notturno. Ormai conosco a memoria le tariffe orarie, e non mi lascio abbindolare. Fra l’altro il parcheggio si paga in contanti, senza alcuna ricevuta. Dopo qualche minuto di discussione riesco a prevalere in maniera oggettiva, senza possibilità di alcuna replica. E lasciamo Bucarest. Ci sarebbe ancora tanto da vedere, fra i parchi più grandi ai margini della città, o nei quartieri periferici dove ancora si respirano sapori degli anni ’70 e ’80. Forse torneremo, come spesso ci si promette quando si parte da un posto che rimane nel cuore. Anche se sappiamo bene che sarà altamente improbabile. Siamo fatti così, noi umani.

By |2018-06-27T18:56:24+00:00Giu 23rd, 2018|Europa|0 Comments

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