Isole Eolie con bambini. Lipari, Panarea, Stromboli. Terzo giorno.

/Isole Eolie con bambini. Lipari, Panarea, Stromboli. Terzo giorno.

Isole Eolie con bambini. Lipari, Panarea, Stromboli. Terzo giorno.

Sabato, 09.09.2017

         Durante la notte un fortissimo temporale ha investito l’isola. Dalla finestra della camera da letto il bagliore dei fulmini era incessante. Lo scroscio di pioggia intenso era attenuato solo dai frequenti tuoni. Annarita e Christian hanno avvertito il maltempo, ma sono riusciti a riposare ugualmente. Io, invece, ho fatto la spola fra il letto ed il terrazzo, affascinato e al contempo spaventato dalla tempesta abbattuta su Lipari.

Fra i numerosi danni del temporale, il parziale crollo del campanile della parrocchia di San Giuseppe (la chiesa in cima alle scalinate di Marina Corta), il cui crocifisso in ferro ha di fatto operato come un parafulmine. Il giorno prima, invece, un aliscafo si è infranto contro la scogliera, fortunatamente senza gravissime conseguenze per i passeggeri. Insomma, la nostra presenza a Lipari non ha portato grandissima fortuna.

La mattina, però, regala un cielo sereno e una temperatura piacevole. Anche il mare non è molto mosso, siamo fiduciosi per la conferma della gita pomeridiana. Partiremo subito dopo pranzo per Panarea e Stromboli, non vedo l’ora.

Intanto, c’è da riempire la mattinata, possibilmente senza stancarsi. La soluzione è un’escursione con l’auto in contrada Pirrera, posta proprio alle spalle di Canneto, ma raggiungibile solo con una stradina secondaria che attraversa le colline. Raggiungiamo la borgata, con le sue poche casette semidiroccate, poste accanto all’antica chiesa della frazioncina. Da qui indicazioni consunte ci guidano verso la Forgia Vecchia, punto panoramico a ridosso di pareti di ossidiana.

La stradina diventa sempre più stretta, poi bisogna lasciare l’auto e proseguire a piedi per alcune centinaia di metri, fino a raggiungere il belvedere. Nonostante il terrazzino incompleto in cemento, con tre sparute colonne, siamo rapiti dal panorama. La vista abbraccia la sottostante baia di Canneto, per estendersi poi, al di là del promontorio, fino all’abitato di Lipari, e poi ancora oltre, sull’isola di Vulcano. Tutto con un unico sguardo.

Il tempo di fare qualche decina di foto, e rientriamo in auto. Esploriamo rapidamente la piccolissima borgata, poi torniamo a Canneto per procurarci qualcosa per il pranzo, oltre ai panini per la sera. Fra supermercato e panificio troviamo tutto ciò che ci occorre. Pranziamo molto presto, per evitare ripercussioni durante l’escursione in barca, poi attendiamo l’orario giusto per scendere. La partenza è intorno alle  14.00.

Quando arriviamo al chiosco dell’agenzia, sul lungomare di Canneto, manca ancora mezz’ora all’appuntamento. Intanto ascoltiamo, inevitabilmente, il chiacchiericcio di paese su una non più giovanissima signora che tende a sedurre uomini sposati. La tizia che ne parla è inviperita, evidentemente è la consorte di una delle vittime.

Con un po’ di ritardo, arriva la splendida imbarcazione. Da Canneto partiamo in cinque gruppetti, saremo al massimo una ventina. Ma la barca, proveniente da Lipari,  è già quasi piena, ci sono moltissimi ragazzi di un grosso gruppo, oltre ovviamente a tanti turisti. La zona superiore, all’aperto, è praticamente al completo. L’interno, invece, con comodi divani e grandi tavoli, offre numerosi spazi liberi. Ci sistemiamo quindi nella sala coperta, e sistemiamo tutti i nostri zaini.

Ben presto, però, l’idea di viaggiare con il vento fra i capelli ci alletta, e saliamo tutti al piano superiore. Giovanna e i bambini trovano un anfratto in cui sedersi, io preferisco restare in piedi, aggrappato ad una balaustra, ed ammirare il panorama.

La prima tappa è Panarea, sempre più nitida all’orizzonte. Il mare è di un azzurro intenso, la barca scivola via che è una meraviglia. Ci fermiamo a ridosso di una baia per un piacevole bagno. Sono  un po’ preoccupato per i bambini, soprattutto per Christian, che sta imparando proprio in questi giorni a nuotare. Fortunatamente, accetta di indossare i braccioli, e siamo più sereni. Però siamo quasi in mare aperto, ho paura che si allontani troppo dalla barca. Insomma, cinque minuti di bracciate e risaliamo. L’acqua, però, è davvero meravigliosa. E’ esattamente come la dipingerebbe un pittore, con sprazzi di verde a rendere ancora più prezioso il quadro.

Ancora qualche minuto di navigazione, ed attracchiamo a Panarea. Sono le 15.30. L’isola è piccola, splendida, suggestiva. Ma abbiamo meno di un’ora di tempo per visitarla. Sono un po’ contrariato, ci era stato prospettato più tempo. Il problema è legato all’andirivieni della barca, che contemporaneamente gestisce più itinerari, andando a prendere e lasciare turisti su altri porti.

Ad ogni modo, ci calmiamo gustando una granita nel bar più famoso del molo. Lo sapevamo già, ma essere a contatto con i prezzi esorbitanti dell’isola fa sempre un certo effetto. Tutto costa oltre il doppio del normale. Ci inerpichiamo per la stradina principale, che procede sinuosa fra le casette bianche. Non c’è tempo per risalirla tutta fino alla piazza, a metà percorso siamo costretti a tornare indietro.

La delusione per non aver potuto gustare a pieno dell’esperienza sull’isola è grande,  ma ci consoliamo con un po’ di foto dal molo: gli scogli e gli isolotti minori che affiorano al largo di Panarea sono davvero fotogenici. In particolare Dattilo e Basiluzzo sembrano allineati come se messi in posa per i fotografi.

Alle 16.30 risaliamo sulla barca, destinazione Stromboli. Il vulcano per eccellenza, con la sua bianca fumata sempre visibile durante il giorno. Anche durante questo tragitto preferiamo restare all’aperto, è decisamente più suggestivo. La guida al microfono ci intrattiene sulle caratteristiche degli scogli circostanti. Anche la piccola isola di Basiluzzo un tempo era abitata.

Impieghiamo più di un’ora per raggiungere il porto di San Vincenzo, principale agglomerato di Stromboli. Seguire per un tratto le coste dell’isola vulcanica è stato affascinante, le tracce delle eruzioni sono ovunque, visibilissime. Il paesino di Stromboli sembra a prima vista ancora più piccolo dell’abitato di Panarea. Ma ha il grande pregio di offrire, proprio accanto al molo di attracco, una lunga spiaggia di sabbia nera.

La spiaggia è davvero singolare, la sabbia nerissima attrae adulti e bambini. Impossibile resistere, facciamo subito un bagno. Anche l’acqua è chiaramente spettacolare. La sabbia fina si alterna a ciottoli porosi, anch’essi neri, di varia dimensione.  Lo scenario è fantastico, il cono vulcanico sorveglia tutto dall’alto continuando a sbuffare fumo, mentre distese di fichi d’india si alternano a ville bianchissime in puro stile eoliano.

Lasciamo a malincuore la spiaggia per esplorare il paese. Stavolta abbiamo molto più tempo a disposizione. L’agenzia ha organizzato anche una spaghettata a bordo, a cui non abbiamo aderito per goderci l’isola con tranquillità.  Percorriamo il molo, arricchito da pochi sparuti locali, poi imbocchiamo una stradina che si interseca con Via Roma, la strada principale che attraversa l’abitato di San Vincenzo. Il paesino è inaspettatamente suggestivo, con negozi e casette caratteristiche, la stradina che diventa sempre più stretta e confluisce nell’ampia e panoramica Piazza San Vincenzo.  Dal suo terrazzo una splendida vista sull’isolotto di Strombolicchio.

La leggenda vuole che Strombolicchio sia il “tappo” del vulcano Stromboli, lanciato in mare da un’eruzione.  Strombolicchio in realtà ha origini antichissime, ben più della stessa Stromboli. E’ quel che viene definito un “neck”, o spina vulcanica. Ossia, il magma solidificato di un cono vulcanico ormai scomparso, sgretolatosi nel corso dei millenni. E’ sormontato da un faro, costruito negli anni ’20 del XX secolo, ed in funzione dal 1938.

Il fascino è nei dettagli nascosti nelle utenze comuni: dall’ufficio postale alla farmacia, dal bancomat al bar, tutto sembra trasmettere serenità. Il tempo si ferma, mi sorprendo ad immaginare come dev’essere bello vivere qui, non appena scrollati dalle spalle tutto lo stress e le incombenze delle nostre vite quotidiane. Una vita diversa, nuova, appagante nelle piccole cose.

Ceniamo con i panini acquistati a Canneto questa mattina, poi ridiscendiamo Via Roma per raggiungere di nuovo il molo. Lungo la strada ci fermiamo in una rosticceria per assaggiare degli arancini (siamo in territorio messinese, assumono genere maschile). Nel frattempo la luce del giorno comincia ad affievolirsi, e le stradine diventano più buie e meno affollate.

Quando arriviamo in prossimità del molo manca ancora un po’ di tempo all’appuntamento.  Il paesino è completamente al buio, scoprirò poi che l’abitato, per scelta, è privo di illuminazione pubblica. Ci sediamo su un muretto del lungomare, intanto cerco un bar ancora aperto per un caffè. La serata non è conclusa, ci resta la parte più spettacolare dell’escursione: la vista, dal mare, dell’eruzione stromboliana.

Risaliamo sulla barca, poco dopo le 20.00, e cerchiamo subito un posto all’aperto, sul ponte superiore. Fa un po’ freddo, ma non avrebbe senso restare al chiuso, non si vedrebbe niente. Ci allontaniamo dal porticciolo, e circumnavighiamo parte dell’isola. La barca è stipatissima, siamo tutti stretti l’uno accanto all’altro. A motore spento, sballottati dalle onde, nel buio della notte, le emozioni sono fortissime.

Il cielo stellato è una meraviglia indescrivibile. Lontani da ogni fonte di luce, miliardi di stelle si distinguono una ad una. La Via Lattea, tante volte vista solo in foto professionali, lascia senza fiato. Lungo il pendio del vulcano si notano gruppi di escursionisti. Alcuni stanno raggiungendo la sommità del cono vulcanico per poi passare la notte all’aperto, altri sono già sulla via del ritorno.

Dopo pochi minuti di navigazione, sostiamo davanti la sciara del fuoco. Non siamo l’unica imbarcazione, ma decisamente la più grande. Il mare è sostanzialmente calmo, ma le onde si fanno comunque sentire.  Siamo tutti con il viso rivolto alla sommità del vulcano. Una luce rossastra è stabilmente sul cono. La guida ci spiega che, con una  certa regolarità, ogni quarto d’ora si vede una fiammata eruttiva.

La precisione dello Stromboli è incredibile. In circa quaranta minuti di osservazione, in due occasioni l’esplosione di lava è  visibilissima, lasciando alzare gridolini di sorpresa sul ponte della barca. In altre occasioni gli sbuffi di fuoco sono appena accennati. Lo spettacolo non è facile da descrivere, ma è probabilmente il momento più emozionante dell’intera vacanza.

Chiaramente con gli strumenti a nostra disposizione (vecchio smartphone ed ancor più antica fotocamera) anche solo pensare di ritrarre qualcosa è pura follia. Accanto a me due turisti russi, con armamentario fotografico piuttosto articolato, riescono a portare a casa poco più di puntini luminosi.

E’ trascorsa quasi un’ora dall’imbarco, ci allontaniamo dalla sciara del fuoco facendo ritorno verso Canneto. Scendiamo quindi nella parte coperta, al riparo dal vento e dal freddo. Il mare fa sobbalzare un po’ la barca, c’è qualche ragazza che si sente male. Ben presto anche Annarita è costretta a spostarsi, mettersi in coda all’imbarcazione, ed utilizzare più volte i sacchetti messi a disposizione dall’equipaggio.

Il viaggio di ritorno dura quasi due ore, la stanchezza e il rollio del mare lo rendono un’odissea. All’andata, con la luce del giorno e l’emozione della continua scoperta, unite alle diverse soste, tutto sembrava più gestibile. Uno dei marinai confida alle turiste più avvenenti che la loro compagnia parte sempre, anche con le condizioni di mare più avverse, non possono permettersi di perdere giornate di lavoro in estate. Scelta comprensibile dal punto di vista economico, meno da quello etico.

Mancano pochi minuti alle 23.00, e la terraferma del molo di Canneto sembra un’oasi nel deserto. Passeggiamo qualche minuto fino all’auto,  ma la sensazione di essere ancora in mare non ci abbandona subito. Così come la soddisfazione di una gita straordinaria, seppur con qualche lacuna organizzativa.

By |2017-11-04T22:49:50+00:00Nov 4th, 2017|Viaggi on the road|0 Comments

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