Isole Eolie con bambini. Lipari, primo giorno.

Giovedì, 07.09.2017 – Palermo.        

Sono appena le sei del mattino, ma siamo già nella mia Citroen C4 Picasso, direzione Milazzo. I bambini, ancora in pigiama,  dormono sul sedile posteriore, agghindato a mo’ di letto, con tanto di cuscini e lenzuolini. Neanche si sono accorti del tragitto letto-auto. Se n’è accorta invece la mia schiena, dopo aver trasportato due fanciullini non più leggerissimi giù per ventidue scalini.

Dopo pochi minuti di viaggio, le prime luci del mattino rendono il paesaggio meraviglioso. Un cielo striato di giallo ed arancione avvolge un mare calmissimo e luccicante. La giornata è incredibilmente tersa, già da Casteldaccia si intravedono le Isole Eolie. Fatico a concentrarmi sulla strada, il panorama alla mia sinistra è davvero spettacolare. Non  avevamo mai notato le isole sin dalla provincia di Palermo, non saprei dire se la visione sia legata ad una maggiore attenzione o alle circostanze eccezionali dell’atmosfera.

Ad ogni modo, poco dopo le 08:00 siamo a Milazzo. Riusciamo anche a fare una piccola sosta, all’area servizio Acquedolci, dove ingurgito rapidamente un pessimo cornetto ai cereali  e un caffè, mentre i bambini si rendono presentabili cambiandosi in auto, riparati dai vetri posteriori oscurati.

Il traghetto partirà alle 09:30, c’è tutto il tempo per trovare un parcheggio. Abbiamo già controllato, sappiamo che non sarà un problema. La zona del porto di Milazzo pullula di società di parking. Non potevamo sapere, invece, che sarebbe stato il parcheggio a trovare noi.

Veniamo intercettati e fermati, quasi come in un posto di blocco, a ridosso del porto. Quello che sembrava un rapinatore seriale è in realtà il promoter di una ditta di parcheggi. La sede è proprio di fronte, lasciamo l’auto, concordiamo la tariffa (35,00 euro per quattro giorni complessivi), e con la navetta ci lasciamo comodamente trasportare sino all’ingresso del porto.

Si respira un clima frizzante, la zona è animata ed il bar che fronteggia il porto è il luogo ideale per la colazione dei bambini, che ne approfittano anche per rinfrescarsi in bagno.

L’attesa dinanzi al molo è piuttosto prolungata, ed il sole che si alza nel cielo azzurrissimo comincia a riscaldare fin troppo. Ci rifugiamo dietro l’esigua ombra di un furgoncino delle Poste, che però dopo pochi minuti è costretto a spostarsi.

Dopo alcuni falsi allarmi, legati all’arrivo di uno dei tanti aliscafi che fanno la spola con le isole, da un promontorio si erge, imponente nella sua stazza, il traghetto Siremar per Lipari. L’interno appare meno entusiasmante: i finestrini sono talmente sporchi da essere completamente opachi, gran parte dei seggiolini sono danneggiati, a volte con sporgenze che rendono quasi impossibile la seduta. Ma la sala passeggeri è praticamente vuota, non è difficile trovare posto.

La possibilità di ammirare il viaggio all’aperto è ridotta a un esiguo terrazzino, con vista limitata. Ma già così è eletto a paradiso dai numerosi fumatori presenti. Mia moglie  resta prevalentemente fuori, io faccio un po’ la spola fra le due postazioni. Il tempo sembra scorrere velocemente. Attracchiamo all’isola di Vulcano, riconoscibilissima nella sua singolare conformazione. Scendono solo poche persone, la maggior parte guarda  Lipari come destinazione.

Tocchiamo il porto di Lipari alle 11:15.  Navigazione tranquillissima, se la nave fosse statapiù fruibile sarebbe stato splendido. Proprio accanto al porto c’è il negozietto dell’autonoleggio. Abituati ai grandi marchi con stand negli aeroporti, dove il check in appare sempre fin troppo distaccato, il clima familiare del rent a car lipariota ci sorprende piacevolmente.

Fra turisti che entrano continuamente a chiedere informazioni su scooter, quad e Citroen Mehari, la signora ci delinea anche le tappe principali di un itinerario panoramico, con tanto di cartina. Le auto disponibili, come da sito, sono Fiat Panda e Fiat Punto. Entrambe con almeno dieci anni di onorata carriera sulle spalle. Invece ci viene assegnata una più capiente Ford Fiesta, coeva alle precedenti, ma in ottime condizioni. Rispetto alla Toyota Avensis dell’ultimo viaggio è un’altra categoria, ma in un’isola come Lipari è forse meglio muoversi con auto non troppo ingombranti.

Raggiungiamo Canneto in pochi minuti, nonostante avessimo seguito le indicazioni per la strada più lunga, che gira attorno al promontorio anziché attraversarlo con la galleria.

Il Residence Oltremare, posto su un’altura alla fine della frazione, è a dir poco spettacolare. Sembra nuovissimo, in puro stile eoliano, con pareti bianchissime e terrazzini con archi circolari. L’appartamento è grande, luminoso. Non manca niente. Cucina, due stanze da letto. Il fiore all’occhiello, però,  è il grande terrazzo con vista sull’intera baia. Nei quattro giorni di permanenza resterò ore, in qualsiasi momento della giornata, a guardare incantato il mare che bagna il paesino ai piedi della montagna.

Fotografiamo il panorama dal nostro appartamento, da ogni angolazione. Pranziamo con i panini già preparati in fase di partenza. Sarebbe il caso di riposarsi qualche minuto, ma ho troppa voglia di esplorare Canneto. Così, nonostante il mal di schiena, scendo a piedi per una lunga passeggiata.

La borgata, interamente riversata sul mare, è davvero graziosa. Di tanto in tanto, un bar offre l’occasione per un caffè o una bibita fresca. Scorgo addirittura, su una parete laterale, un’iscrizione fascista. Strano, in un posto così remoto, negli anni ’30 del secolo scorso. Scoprirò poi, una volta rientrato, che Lipari era terra di confino politico, in cui furono esiliati molti dissidenti. E quindi anche piena di moltissimi sorveglianti, militanti del partito.  Da qui le tracce, alcune delle quali ancora visibili.

A metà pomeriggio prendiamo l’auto e decidiamo di fare un giro dell’isola. Christian sta un po’ meglio,  ma la temperatura non è ancora calata del tutto,  non è il caso di tuffarsi in mare. Le acque calme e verdi, la cui trasparenza è visibile sin dal nostro terrazzo, rendono difficile la scelta. Ma riusciamo a resistere, e ci lanciamo nell’esplorazione delle borgate più interne.

La prima destinazione è Lami, frazione interna e situata su un’altura. La guida segnala la presenza di imponenti massicci di ossidiana e villaggi abbandonati sul fondo di antichi crateri. Non riusciamo a trovare niente di tutto ciò, le indicazioni sono assenti, le strade sterrate e strettissime ci impongono il ritorno. E’ forse necessario recarsi sul posto con guide locali, e mettere in conto lunghe scarpinate.

Percorriamo però una strada ampiamente panoramica, che si inerpica sulla collina regalando scorci mozzafiato sul mare di Canneto, e ci consoliamo con tante foto. Visibilissime e nitide, quasi di fronte, le isole di Panarea e Stromboli. Riconoscibile il caratteristico pennacchio di fumo che fuoriesce dalla sommità del vulcano.

Ridiscendiamo quindi dall’altura e riprendiamo la strada provinciale. Attraversiamo le cave di pomice abbandonate, un tempo principale insediamento industriale dell’arcipelago, ed oggi esempio invadente di archeologia industriale.  Da un lato le infrastrutture metalliche, intervallate con le nude pareti candide della montagna, possono apparire singolari ed affascinanti. Dall’altro, però, lo scempio e la devastazione ambientale è assolutamente evidente.

Raggiungiamo la borgata di Acquacalda, in cui avevamo quasi confermato la prenotazione di un hotel. E’ la frazione più settentrionale dell’isola, una striscia di casette sul mare, proprio di fronte all’isola di Salina. Meno vivace di Canneto, quasi priva di strutture ricettive o luoghi di aggregazione, sinceramente non ha trasmesso nette sensazioni di allegria. E’ comunque un passaggio obbligato nel giro dell’isola, nonché una delle spiagge più grandi e fruibili di Lipari. Scendi dall’auto, e sei a mare. Ottimo per i bambini più piccoli.

Continuiamo il giro, raggiungendo la frazione di Quattrociocchi. Fermiamo l’auto in uno slargo, e mitragliamo di fotografie lo spettacolo del sole che comincia a tramontare fra Alicudi e Filicudi. Ma non basta. Ci arrampichiamo sino alla “Chiesa Vecchia”, dove tra l’altro c’è la festa e la messa. Al di là degli anziani abitanti della borgata, sul posto per le celebrazioni, molte persone scelgono questo luogo per il terrazzo a picco sul mare, il miglior punto di osservazione del tramonto dell’intera isola.

Nell’attesa del tramonto, esploriamo la collinetta girando attorno alla chiesa. Ogni angolo offre scorci sulle altre isole, impossibile posare la fotocamera. C’è la classica bancarella delle feste, con caramelle e frutta secca. Chiediamo un po’ di noccioline miste, ci riempiono il sacchetto e paghiamo venti euro! Da evitare, fate attenzione. In compenso, però, mangeremo noccioline e pistacchi per il resto della vacanza.

Il sole, che già da un’ora riempiva di riflessi luccicanti il mare,  finisce per tuffarsi all’orizzonte esattamente al centro fra le isole di Alicudi e Filicudi. Lo spettacolo è sensazionale, le centinaia di foto rendono omaggio solo in parte al magnifico scenario.

Ci allontaniamo dalla Chiesa Vecchia proprio quando la celebrazione religiosa volge al termine. Il piazzale è inaspettatamente affollato. Riprendiamo la strada provinciale e continuiamo il giro,  ormai con le luci della sera. Superiamo le frazioni di Piano Conte  e Quattropani,  per ritrovarci poi alle porte di Lipari, unico vero comune dell’isola e chiaramente principale cittadina dell’arcipelago, sotto ogni punto di vista.

Fatichiamo un po’ a trovare un parcheggio adatto, l’intera zona centrale è giustamente pedonale, e le strade limitrofe sono già piene. Siamo costretti più volte, seguendo i sensi unici, a compiere ampi giri attorno alla città. Finalmente troviamo un parcheggio multilivello, infiliamo la Fiesta al primo piano e non ci pensiamo più.

Il parcheggio è anche a pochissimi passi dal corso principale, ne approfittiamo per immergerci nella vivace atmosfera del paese, proprio a ridosso dell’orario di cena. Il numero dei ristoranti è elevatissimo, i turisti sono molti ma ovviamente non tutti sceglieranno di cenare fuori.

Saltellando fra i negozi di souvenir (gli unici ad essere ancora aperti, oltre ai ristoranti) percorriamo circa la metà del Corso Vittorio Emanuele II, poi ritorniamo al punto di partenza e ci fermiamo al Ristorante Galeone, fra le tante scelte in fila lungo il corso. Solo pochi tavoli occupati, ma il servizio è cortese e i piatti non deludono. Tra pesto eoliano e spaghetti alle vongole allontaniamo con decisione i morsi della fame.

Completiamo l’intero tour dell’isola rientrando in tarda serata a Canneto, non prima di rifornirci presso l’unico distributore di carburante dell’isola, posto all’uscita settentrionale di Lipari. La Fiesta non aveva il pieno, bisogna restituirla con la stessa (esigua) quantità di carburante trovata. Con quindici euro riempiamo il serbatoio quanto basta per gestire tutto il resto della vacanza.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2018: QuandoArriviamo | Travel Theme by: D5 Creation | Powered by: WordPress