Gemelline on the road: in crociera con i bambini.

PROLOGO

Non avrei mai pensato di fare una crociera. Troppo lontano dal mio modo di intendere e vivere i viaggi, fatto di chilometri macinati in giro per le città, per coglierne l’essenza, sentirne i rumori e respirarne gli odori. Piedi gonfi, tutto il giorno su e giù da autobus e metropolitane alla ricerca del posto meno turistico o dello scorcio mozzafiato da fotografare. Sempre con mia moglie Adriana accanto, pronta a saccheggiare i negozi di souvenir ed a fantasticare davanti alle vetrine dei grandi marchi di alta moda.

Poi sono arrivate le nostre bimbe. Due in un colpo solo, Carla e Alessia, e di conseguenza abbiamo dovuto rivedere la nostra idea di viaggio. Messo da parte il nostro spirito da esploratori urbani (solo per il momento e solo a tratti, come vedremo più avanti), con due bambine di poco più di tre anni andiamo alla ricerca prima di tutto della comodità, e poi dobbiamo tenere presenti soprattutto le loro esigenze: parte della giornata va dedicata al loro svago. Inoltre, non possono ancora camminare quanto vorremmo noi e non è giusto tenerle giornate intere nel passeggino. A queste condizioni, una nave da crociera ci sembrava l’ideale: spazi enormi ma privi di pericoli, lunghissimi corridoi dove le bimbe potessero correre in libertà (la cosa che amano di più in assoluto), e soprattutto aree giochi pensate per loro. Inoltre, una gradevole alternanza fra giornate passate in navigazione e quindi in assoluto relax, e giornate invece da dedicare alle escursioni a terra, con orari da rispettare e città da esplorare come piace a noi, anche se purtroppo il tempo a disposizione è sempre molto poco.  Così, l’anno scorso abbiamo deciso: crociera di 7 giorni nel Mediterraneo Orientale a fine ottobre, imbarco e sbarco a Venezia, la nave è MSC Magnifica, di nome e di fatto. Passiamo giorni bellissimi, ma soprattutto le bimbe si divertono un mondo. Torniamo a casa col magone. Passano le settimane, ma la nostalgia non passa. A gennaio rompiamo gli indugi e prenotiamo di nuovo: sempre con MSC che ci ha coccolato come mai ci era successo prima, stavolta la nave è MSC Preziosa. L’itinerario è stuzzicante, unico nel suo genere. Dieci giorni, si parte da Amburgo e si arriva a Genova navigando attorno all’Europa. Ci fermeremo a Le Havre (Francia), Southampton (Inghilterra), poi via nell’Atlantico fino a La Coruña (Spagna), Lisbona, per rientrare nel Mediterraneo e fermarci a Gibilterra e Barcellona.

Quello che segue è il racconto di questo viaggio.

 

7 ottobre. Si parte: la nave salperà domani pomeriggio da Amburgo, ma il nostro viaggio inizia oggi. Dobbiamo infatti raggiungere Roma, da dove domattina alle 8.45 partirà il volo che ci porterà dritti sulla nave. Ho prenotato un hotel, l’Hilton Garden Inn Fiumicino, che ha l’enorme pregio di avere la navetta gratuita dall’aeroporto all’hotel e viceversa. Gli altri hotel intorno all’aeroporto avevano prezzi leggermente inferiori, ma la navetta a pagamento. Considerato che ormai paghiamo tutto per quattro, non ho avuto dubbi nella scelta. Decolliamo da Palermo alle 17,40, arriviamo alle 19. Le bimbe fanno i capricci perché non sopportano le attese, le file e non vogliono indossare le cinture sull’aereo: pessimo inizio. Comunque l’hotel è ottimo. Cena e via a letto, la sveglia domattina suonerà presto.

8 ottobre. L’imbarco: sveglia alle 5.30, colazione e via in aeroporto. Se non ci fosse stata la nave in partenza oggi, probabilmente l’aereo sarebbe rimasto vuoto. Siamo tutti passeggeri MSC. Velocissimo scalo a Monaco, appena il tempo di scendere dall’aereo e salire sull’altro. Ieri ero stato troppo pessimista, le bimbe negli aeroporti e sul volo sono due angioletti. Inoltre, grazie al passeggino, abbiamo sempre la priorità ai controlli di sicurezza e agli imbarchi. Arriviamo ad Amburgo intorno a mezzogiorno, e troviamo il personale MSC che ci indirizza ai pullman. Dopo un tragitto di circa mezz’ora finalmente vediamo la nostra nave. Sbrigate le procedure di imbarco, saliamo a bordo. Rispetto all’anno scorso, la nave è più grande e più elegante, la nostra cabina (interna, cioè senza finestre) è più spaziosa. Inoltre, la cabina è proprio a poppa (la parte posteriore della nave): a pochi passi c’è un balcone di cui mi innamoro subito. Lo visiterò ogni mattina appena vestito, e poi più volte al giorno. Pranziamo quando sarebbe quasi ora di merenda, poi doccia e prima veloce perlustrazione della nave, che nel frattempo ha lasciato Amburgo. Fra un ascensore panoramico e una scala che luccica, si fa ora di cena. Poi passiamo un’oretta in uno dei bar della nave che la sera si trasforma in discoteca. Le bimbe non sono tanto d’accordo.

9 ottobre. In navigazione. Oggi passeremo la giornata in mare. Mentre facciamo colazione arriva una sorpresa: ci annunciano che la sosta a Le Havre prevista per il giorno dopo è stata annullata a causa di uno sciopero dei portuali francesi. Quindi salta la nostra già programmata escursione a Parigi. In alternativa sbarcheremo a Zeebrugge, in Belgio, e possiamo scegliere fra l’escursione a Bruxelles o a Bruges. Le conosco entrambe, ci sono stato ai tempi dell’Università, e non ho dubbi: scelgo Bruges, perché è un piccolo gioiello che possiamo apprezzare nelle poche ore che abbiamo a disposizione, al contrario di Bruxelles, dove vedremmo solamente una piazza e il resto solo dal pullman. Adriana preferirebbe Bruxelles perché è pur sempre una capitale, ma riesco a convincerla, anche perché Bruges è più vicina. Decisa la meta di domani, passiamo la giornata a gironzolare per la nave, scopriamo l’area giochi dedicata alle bimbe e le lasciamo sfogare un po’. Ci sarebbero tantissime attività da fare, ma con due bambine è impossibile, così io e Adriana decidiamo che in alcuni momenti della giornata ci alterneremo con le bimbe per lasciare all’altro del tempo libero: io preferisco i quiz organizzati dall’animazione e i ponti in cima alla nave dove rilassarmi guardando il mare, lei preferisce gli spettacoli teatrali e il ballo. Il tempo è bello e non fa troppo freddo, si sta con piacere sui ponti esterni. La piscina mi alletta, forse ci farò un pensierino. Mentre le bimbe riposano dopo pranzo mi fiondo al simulatore di Formula 1, dove prevedo di passare molto tempo, invece mi delude e ci resto solo pochi minuti.

10 ottobre. Bruges. Subito dopo colazione scendiamo, ci aspetta il pullman per Bruges. La guida parla solo in inglese, francese e tedesco, e io mi occupo di tradurre per gli italiani a bordo. Scendiamo dal pullman e la guida ci lascia liberi: appuntamento fra 5 ore. Ritrovo esattamente quel paesaggio da fiaba che ricordavo, ma stavolta ho un passeggino gemellare da spingere. Come faremo in tutte le escursioni, le bimbe alternano momenti sul passeggino a momenti di camminata con noi. L’unico problema è riuscire a tenerle ferme quando Adriana vuole guardare una vetrina o entrare in un negozio, ma anche questa volta, dopo i primi capricci alla lunga si abituano. E’ un piacere passeggiare per le stradine e le piazze di questo borgo medievale, circondato da mura e attraversato da canali, dove si parla solo il fiammingo. Il tempo a nostra disposizione è più che sufficiente, e addirittura prima di tornare al pullman riesco a togliermi lo sfizio di salire sulla torre che domina la città (il Belfort, 366 scalini), mentre Adriana gironzola con le bimbe nella piazza antistante, il Markt. Dopo aver fatto il pieno di cioccolato ed aver assaggiato un ottimo waffle, cioè le specialità del luogo, possiamo tornare alla nave più che soddisfatti. C’è il tempo per una doccia, poi subito a cena e dopocena nel solito bar dove gli altri ballano, mentre io sorveglio le bimbe che si divertono un mondo a salire e scendere le scale davanti l’ingresso e a far impazzire gli ascensori.

11 ottobre, Londra. Sveglia presto, colazione e subito giù dalla nave. Siamo a Southampton, il porto sulla Manica famoso per essere quello da dove partì il Titanic. Ci aspetta il pullman che in un paio d’ore ci porterà a Londra. Anche qui la guida ci dà istruzioni solo in inglese, e io traduco per gli italiani. Arriviamo alle 11.15, l’appuntamento al pullman per il ritorno è per le 16.15. Anche a Londra sono già stato, ho ben chiaro l’itinerario da fare. Il pullman ci ha lasciato sotto il Big Ben, quindi passiamo per la piazza del Parlamento, saliamo verso Trafalgar Square, poi ci dirigiamo a Buckingham Palace e da lì, attraverso un bellissimo parco arriviamo a Piccadilly Street. Le bimbe esigono che a guidare il passeggino sia sempre io, forse perché vado veloce e loro adorano guardare il panorama che scorre intorno, come in macchina. A me piace perché mi tengo in allenamento e le sento commentare quello che vediamo. Dopo aver soddisfatto la voglia di vetrine di Adriana nella zona di Piccadilly Circus pranziamo in una pizzeria di Soho, consigliata da mio fratello che vive in Inghilterra, ed in effetti la pizza non è male. Il tempo stringe, è già ora di tornare al pullman. Nel viaggio di ritorno tutti e quattro facciamo una bella dormita. Appena risaliti a bordo la nave riparte, domani ci aspetta l’Oceano, e io ho un po’ di timore.

12 ottobre, in compagnia dell’Oceano. Appena alzato vado subito in quello che ho eletto come il “mio balcone”: la giornata è splendida, ma il mare è un po’ mosso e la nave oscilla. A colazione capisco che qualcosa non va: Alessia sta poco bene, non mangia quasi nulla. Sta soffrendo il mal di mare, è evidente. Torniamo subito in cabina, anche Adriana non si sente bene, così io e Carla passiamo la mattina in giro per la nave. La porto a giocare nell’area bimbi, poi passeggiamo all’aria aperta. A pranzo convinco Adriana che servirebbe anche a lei ed Alessia stare fuori, e nel pomeriggio la situazione migliora.

13 ottobre, La Coruña. Ci svegliamo con la nave già attraccata nel porto della città spagnola. Stavolta niente escursione con MSC, andiamo in giro per conto nostro come piace a me, e sarà così per il resto del viaggio. Il cielo è grigio, sembra minaccioso. Il mio migliore amico ha vissuto a La Coruña per circa un anno, e mi ha avvisato: il clima è pessimo, piove sempre e c’è spesso un vento fortissimo che porta grandi mareggiate. Scendiamo dalla nave preparati a tutto questo, ma dopo un’ora siamo tutti in maglietta: è spuntato il sole e fa abbastanza caldo. Vediamo la piazza principale della città, Plaza Maria Pita, che è proprio davanti alla nave, e poi facciamo tutto il giro del lungomare passando dal monumento simbolo della città, la torre di Hercules, per arrivare alla quale c’è una salita di duecento metri. Arrivare in cima spingendo il passeggino è una bella soddisfazione, e il panorama sulla città e sull’oceano ripaga della fatica. Passiamo poi per le due meravigliose spiagge di Orzan e Riazor, e prima di tornare sulla nave approfittiamo del parco giochi davanti al porto per far svagare le bimbe che sono state buone sul passeggino tutta la mattina. Dopo pranzo la nave riparte sulle note di “Con te partirò”, e noi guardiamo lo spettacolo della città vista dal mare dal balcone più in alto. Nel pomeriggio, prima di cena, ho un obiettivo da raggiungere: voglio godermi, e fotografare, il tramonto sull’oceano. Esco sul “mio” balcone e quasi mi prende un colpo: la nave è completamente avvolta da una fittissima nebbia. Torno in cabina mentre Adriana e le bimbe si stanno preparando, e dopo mezz’ora esco di nuovo. Stavolta trovo quello che stavo cercando. Niente nebbia, ma un tramonto mozzafiato, il cielo blu, rosa e giallo, il mare calmo. Salgo di corsa le scale e faccio il giro del ponte in cima alla nave per vederlo da tutte le angolazioni possibili. Era il momento che aspettavo, e me lo godo tutto.

14 ottobre, Lisbona. E’ la tappa che aspettavo. Sono anni che sogno un viaggio in macchina in Portogallo, e fra qualche anno lo faremo. La nave in tarda mattinata entra nel fiume Tejo, navighiamo davanti alla zona di Belem, passiamo sotto il ponte 25 Aprile (nonostante i dubbi di Adriana, convinta che la nave fosse troppo alta per passarci) e ad ora di pranzo attracchiamo. Anche qui abbiamo poco più di 5 ore prima di dover tornare sulla nave. La giornata è splendida, fa abbastanza caldo. Proprio davanti alla nave c’è una stazione della metropolitana e ci fiondiamo in centro. Passeggiamo per Praça do Comercio, Rua Augusta, Praça Rossio e Praça de Figueira. Ho il tempo di soddisfare un altro dei miei desideri per questo viaggio: la maglia da calcio del Portogallo, la indosserò stasera a cena. Vorremmo prendere il tram, il mezzo pubblico per eccellenza di Lisbona, e raggiungere Belém, ma c’è tantissima fila e quelli che salgono sono stretti come sardine. A malincuore, rinunciamo. Scegliamo allora il classico pullman scoperto che fa il giro dei principali punti di interesse, non è il massimo ma tanto sappiamo già che torneremo molto presto in questa città che ci ha stregato in poche ore. Il giro dura circa un’ora e quaranta, e le bimbe dormono beatamente nel passeggino per tutto il tempo. Nel tragitto di ritorno verso la nave abbiamo il tempo per gustare le ottime pasteis de nata, i dolci alla crema tipici di Lisbona. Tornati a bordo c’è appena il tempo di lavarsi e cambiarsi per la cena. Il tema della serata sarebbe il bianco, ma io resto fermo sulla mia decisione: maglia rossa e verde del Portogallo.

15 ottobre, Gibilterra. Arriviamo a pomeriggio inoltrato, la giornata è grigia, ma nemmeno qui soffriamo il freddo. L’unica cosa da fare è una passeggiata avanti e indietro sulla via principale della cittadina, che essendo stata possedimento britannico fino al diciannovesimo secolo, conserva ancora l’aspetto di un borgo inglese. Ci sarebbe la funivia che porta in cima alla Rocca che domina Gibilterra, da dove ammirare il panorama che arriva fino all’Africa distante una cinquantina di chilometri e la riserva naturale dove le scimmie vivono libere, ma è quasi buio, in cima c’è foschia e sento la delusione nei commenti di chi è appena sceso. Lasciamo perdere e torniamo a bordo con calma.

16 ottobre, in navigazione. Gli ultimi giorni sono stati abbastanza faticosi, oggi vogliamo solo oziare. Sia a colazione che a pranzo facciamo con molta calma, e ci perdiamo in chiacchere. Siamo quasi alla fine del viaggio e c’è tanto da commentare. Nel pomeriggio siamo invitati al cocktail con l’equipaggio che la Compagnia ci offre per ringraziarci di aver scelto di nuovo MSC. Ci fa molto piacere. Per il resto, io continuo con i quiz, ma non riesco a vincere nulla, Adriana invece la sera dà spettacolo sulla pista da ballo. Alle bimbe basta essere lasciate libere di correre per la nave, salire e scendere le centinaia di rampe di scale, scatenarsi nell’area giochi.

17 ottobre, Barcellona. Arriviamo al mattino molto presto, quindi sveglia, colazione veloce e subito fuori dalla nave. Alle 13.30 dobbiamo essere di ritorno. Anche Barcellona la conosciamo, quindi siamo sicuri dell’itinerario: Ramblas, Bouqueria, Barrìo Gotic, Plaza de Catalunya, Paseo de Gracia con i suoi edifici famosissimi come Casa Battlò e Pedrera, poi in metro fino alla Sagrada Familia e di corsa torniamo alla nave, dove arriviamo appena in tempo. Dopo pranzo è tempo di pensare alle valigie, visto che domani sbarchiamo. Dobbiamo lasciarle davanti alla cabina stasera, le troveremo al porto domattina.

18 ottobre, si torna a casa. Conosciamo già la procedura di sbarco: i passeggeri vengono divisi in gruppi, e ogni gruppo lascia la nave a un orario predefinito. Il nostro turno è alle 8.40. Tutto avviene nella massima efficienza, in 20 minuti siamo fuori dal terminal con le nostre valigie già ritirate. Ci aspetta il pullman che ci porterà a Malpensa da dove decolleremo stasera alle 19. Alle 11 siamo già in aeroporto, non pensavo che avremmo fatto così presto ma quando ho prenotato non potevo sapere a che ora saremmo sbarcati e quanto ci avremmo messo. Anche oggi le bimbe mi stupiscono: con mio grande senso di colpa, passano l’intera giornata sul passeggino, rifiutando di cedere al sonno ma senza lamentarsi. Il volo è puntualissimo, in serata siamo di nuovo a casa.

 

In questi giorni ho imparato due lezioni: una è che devo fidarmi di più delle mie figlie e del loro spirito di adattamento, l’altra è che nella prossima crociera le bimbe dovranno essere abbastanza grandi per andare al miniclub!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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