Diario di viaggio 2017 – VIII giorno, Parigi.

Domenica, 06.08.2017.

E’ il giorno della partenza per Parigi. Mia figlia me lo chiede da anni: vedere la Tour Eiffel dal vivo è uno dei suoi principali desideri. Fra cover, quaderni e disegni, non è infrequente incrociare a casa mia un’immagine della celeberrima torre in ferro, simbolo di Parigi e di tutta la Francia.

Il treno, però, partirà nel primo pomeriggio, poco dopo le 17:30. C’è tutta la giornata davanti, e ancora qualche bel posto da scoprire. Ci svegliamo però con calma, ben oltre le 09:00. Finiamo di preparare i bagagli, facciamo tutto con molto comodo: usciamo quasi a mezzogiorno. Mentre i bambini giochicchiano in camera, sistemiamo in auto, nel parcheggio convenzionato, i bagagli che non serviranno a Parigi.

Ho chiesto in reception la soluzione migliore per il parcheggio durante i giorni in cui sarò a Parigi. Mi hanno consigliato di lasciare la Toyota nel parcheggio convenzionato,  mi forniranno loro stessi il biglietto con tariffa agevolata al mio rientro, nonostante non avessi soggiornato anche per quei giorni: davvero molto gentili.

Nonostante l’ora tarda facciamo una rapida colazione in un panificio a ridosso del fiume, di cui avevamo già mentalmente preso nota nei passaggi precedenti. Poi cominciamo a passeggiare lungo il fiume.

Percorriamo prima un tratto di riva, poi torniamo indietro e ci dirigiamo verso una terrazza panoramica, da cui si gode forse la vista più nota e spettacolare di Strasburgo: la diramazione del fiume con le antiche fortificazioni, le torri che si ergono al termine delle piccole penisole, i ponticelli che si susseguono fra le casette medievali. Restiamo per un bel po’ a scattare foto ed ammirare da più angolazioni la splendida vista.

Ci inoltriamo di nuovo per il quartiere di Petit France, ciondolando fra i piccoli parco giochi  a ridosso del fiume (dove un’ape pungerà anche me) e Pont St. Martin. Ci muoviamo con estrema lentezza, il tempo sembra non scorrere mai. Pranziamo al Backoeffe d’Alsace, ristorante particolarmente caratteristico, specializzato in ricette alsaziane. In realtà, però, ordiniamo solo due  tarte flambèe.

Ci fermiamo ancora un po’ su una panchina, riguardando le foto  degli ultimi giorni. Rientrando verso l’hotel ci concediamo un dolce da Mc Donald’s, poi prendiamo i bagagli e ci incamminiamo verso la stazione. Manca ancora quasi un’ora alla partenza, e la stazione dista cinquanta metri dall’hotel. Ma sapete come sono fatto per quanto riguarda gli orari, vero?

In fase di prenotazione scelsi il treno da Strasburgo all’aeroporto CDG di Parigi quasi per caso.  Dopo aver confermato i biglietti per Parigi centro, al costo complessivo di oltre 350 euro, per un problema tecnico legato a procedure di sicurezza della carta di credito non riuscii a perfezionare l’operazione. Il giorno dopo, nel riprovarci, il sito della TGV mi segnalò un’offerta per l’aeroporto (e non per il centro) all’incredibile  prezzo complessivo di 70 euro, andata e ritorno, per tutti e quattro.

Si tratta di una branchia  low cost delle ferrovie francesi, chiamata OUIGO, incentivata soprattutto per collegare l’aeroporto alle principali città. La stazione è infatti pienissima, tutti attendono l’ufficializzazione del binario da cui partirà il treno. Io ho già fatto un sopralluogo il giorno prima, alla stessa ora, so che partirà dal terzo binario. Ma non sapevo di dover passare attraverso un controllo, tipo aeroporti. C’è quindi un po’ di fila anche al binario, ma i posti sono ovviamente numerati e riservati.

Nel treno quasi tutti gli altri viaggiatori sono più organizzati di noi. La maggior parte guarda film sul pc portatile. Noi ci siamo limitati a fogli e penne. In meno di due ore percorriamo i quasi cinquecento km che ci separano dalla capitale francese. Per un siciliano è fantascienza.  Da Palermo a Ragusa si impiega quasi il triplo del tempo, per percorrere la metà della distanza.

Quando arriviamo al terminal dell’aeroporto Charles de Gaulle sono le 19:30. Prendiamo un taxi, il conducente somiglia incredibilmente a Sidney Poitier. Il Novotel Suite Paris Montreuil è un po’ in periferia, lo sapevo. Anzi, Montreuil è proprio un altro comune, anche se di fatto è un’estensione di Parigi. Un quartiere che appare poco più di un grosso sobborgo, ma mi innamorerò presto delle sue strade multietniche.

La camera nel Novotel è molto grande, forse la più ampia sinora assegnataci  in questo viaggio. Nella hall c’è la palestra,  il tavolino multimediale per i bambini, salottini. Paghiamo poco più di 65,00 euro a notte.  Chiediamo consiglio per la cena, ma la strada di ingresso a Montreuil è piena di locali di ogni genere. Ristoranti francesi, algerini, libanesi, cinesi, turchi, fast food, panifici, paninerie. Le numerose insegne al neon rendono l’atmosfera un po’ retro.

Ci fermiamo in un ristorante algerino, con saletta al pian terreno e due sale, più eleganti, ai piani superiori. Per noi va bene anche la prima sala, all’ingresso del pian terreno, assieme agli avventori locali. C’è un banco macelleria, i clienti scelgono la carne e la fanno arrostire sul posto. Alcuni la portano via, altri restano al tavolo. Io e mia moglie prendiamo  cous cous con verdure, Christian una zuppa, Annarita una fettina di carne. Tutto davvero ottimo, abbondante, in un clima ultrafamiliare. Comprese le bibite, paghiamo complessivamente 25 euro.

E’ un po’ tardino, e siamo stanchi. Ma Annarita freme per vedere la Tour Eiffel. Di notte, poi, sarà sicuramente suggestiva. Nonostante la mia proverbiale riluttanza, le donne chiaramente prevalgono. A pochi passi c’è una fermata della metropolitana, una delle più antiche: Robespierre. Si accede come in un negozio, è un ingresso accanto a una bottega di frutta e verdura. Da qui, sulla stessa linea, e quindi senza cambi, sono 23 fermate sino a Trocadero, la più vicina e panoramica per ammirare la Tour Eiffel.

L’impatto con la visione della Tour è mozzafiato. Usciamo dalla stazione metro, giriamo l’angolo, e ci ritroviamo su un terrazzo con vista frontale sulla Tour Eiffel, magnificamente illuminata. La luna piena, quasi accanto alla sua sommità, completa l’incanto. E’ incredibile come un monumento fra i più visti e conosciuti del mondo possa stupire dal vivo. Annarita non smette di sorridere, è felicissima. Il terrazzo del Trocadero è strapieno di turisti e di venditori ambulanti di souvenir. Non posso esimermi dal comprare una minuscola torre da un euro a Christian, che la chiedeva già da Strasburgo.

Alle 23:00 in punto ci meravigliamo nell’ammirare la Tour in un turbinio di luci, sembra brillare come avvolta da centinaia di stelle. Il gioco di illuminazioni dura alcuni minuti. Riesco a convincere la famiglia a rientrare verso l’hotel, ma ad ogni passo ci voltiamo e scattiamo una foto. Alla fine li trascino verso la metropolitana. Altre 23 fermate. Scendiamo alla stazione consigliata dalla reception, che precede Robespierre. Anziché nella strada dei ristoranti, però, sbuchiamo nella grande rotonda del raccordo autostradale. Attraversarla, in piena notte, e con un forte vento freddo, non è stato piacevole. Da allora utilizzeremo solo la fermata Robespierre, anche se comporterà il sacrificio di  qualche passo in più.


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