Diario di viaggio 2017 – VII giorno, Strasburgo

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Diario di viaggio 2017 – VII giorno, Strasburgo

Sabato, 05.08.2017.

La singolarità della storia di Strasburgo merita un accenno: annessa dai francesi alla fine del ‘600, fu conquistata, assieme all’intera Alsazia, dalla Germania nel 1870. Tornò alla Francia dopo la prima guerra mondiale, per essere di nuovo occupata dai tedeschi dal 1940 al 1945. Ritornò pienamente francese dopo la liberazione ad opera delle truppe alleate. Durante la seconda guerra mondiale fu abbandonata dai suoi cittadini per timore di attacchi militari, e rimase a lungo deserta.

Posta al confine fra Francia e Germania, ed incarnando oggi il simbolo della rinascita e della fratellanza fra popoli, non è quindi sorprendente che sia stata scelta come  capitale politica d’Europa. Non credo di esagerare affermando che sia una delle più belle città che abbia mai visitato. Ma andiamo per ordine.

Decidiamo di orientarci con l’auto, raggiungendo la zona pedonale e parcheggiando in pieno centro.  Molte strade sono a senso unico,  lavori in corso costringono ad effettuare deviazioni non previste. Il centralissimo parcheggio accanto al Duomo è pieno, ma mi accodo alla fila delle auto in attesa. Dopo alcuni minuti, mia moglie ed i bambini scendono dall’auto, faranno colazione in un panificio adiacente. Io resto ancora per un bel po’. Il parcheggio è inoltre, giustamente, piuttosto caro. Ritorneremo più volte al centro, ma sempre a piedi.

Partiamo alla scoperta di Strasburgo, iniziando chiaramente dalla piazza della Cattedrale. Un edificio spettacolare, imponente. Non riesco a smettere di ammirarlo. Nonostante sia incompiuta, presentando una sola torre campanaria,  la Cattedrale di Strasburgo è stata l’edificio più alto del mondo per oltre duecento anni, fino al 1874. Visibile a km di distanza, la sua torre emerge fra i palazzi del centro storico, orientando facilmente i visitatori.

L’interno è altrettanto magnifico. Lontano dagli sfarzi delle nostre chiese barocche, l’imponenza degli spazi la rende severa e maestosa.  Le dettagliate vetrate colorate donano ulteriore pregio agli interni. La piazza circostante, particolarmente ampia, è chiaramente  ricca di palazzi d’epoca, oltre che di numerosi negozi stracolmi di souvenir commerciali.

Da un lato della piazza nasce una stradina che ci porta al fiume Ill, costantemente attraversato da capienti chiatte stracolme di turisti.   Attraversiamo più volte il fiume, godendo dei numerosi scorci panoramici dai ponti. Poi ci imbattiamo in un mercatino delle pulci. E qui è doverosa un’ampia parentesi.

Colleziono monete da quando avevo sei anni. Anche se con gli impegni dell’età adulta non ho più il tempo necessario per seguire adeguatamente la collezione, quando arriviamo in un mercatino, e c’è una bancarella di monete, la sosta è d’obbligo. Mia moglie lo sa, e si allontana per lasciarmi frugare con attenzione. Nel mercatino di Strasburgo, in un’unica bancarella, trovo 5-6 monete degli anni ’20 del secolo scorso, prevalentemente francesi e belghe. Sono già pronto a contrattare, immaginando una base di partenza sui quindici euro. Invece, il venditore mi chiede due euro. Anzi, noto un’altra moneta, e me la regala. Per di più, ho solo 1,60 euro prima di dover cambiare una banconota. Va benissimo così, il venditore appare contento. Io mi allontano con un largo sorriso. Non tanto per l’affare, quanto per l’estrema gentilezza dell’ambulante. A Palermo un commerciante medio non sarebbe così indulgente con un turista straniero.

Mi riaffaccio alla realtà, e perdo un po’ di tempo nel ritrovare i miei congiunti. Riprendiamo l’auto e decidiamo di passare nel quartiere delle istituzioni europee. In bella mostra, quasi in riva al fiume, scorgiamo il Palazzo del Parlamento Europeo, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la sede del Consiglio d’Europa. Effettivamente, Strasburgo è spesso presente nei notiziari. Il cuore dell’Europa politica è qui.

E’ un sabato d’agosto, i lavori dell’Europarlamento sono sospesi. Ci avviciniamo al palazzo e scattiamo un bel po’ di foto, mentre comincia a piovere, sempre più intensamente. Torniamo quindi nella zona della stazione centrale, troviamo il parcheggio convenzionato e lasciamo la Toyota al quinto piano del grande silos. La riprenderemo solo cinque giorni più tardi.

Piove piuttosto forte, ci ripariamo con i cappucci dei giubbotti, che portiamo sempre con noi. Decidiamo di pranzare, per la gioia di Christian, al Mc Donald posto proprio accanto all’ingresso dell’IBIS. Ci divertiamo ad ordinare tramite i numerosi touch screen.  Per noi è anche più semplice, rispetto all’interazione in lingua inglese.

Risaliamo quindi in camera, nel frattempo smette di piovere. Vorremmo ritornare subito in centro, per visitare la zona più suggestiva di Strasburgo, ossia i quartieri a ridosso della ramificazione dell’Ill, conosciuti come “Petit France”.  I bambini, però, sono già sul letto a trastullarsi con smartphone e televisione, e si oppongono fermamente.

Ormai sono grandicelli, possono restare in camera da soli per qualche ora. Dopo una trentina di raccomandazioni, io e Giovanna ci rigettiamo fra le stradine alsaziane. Non siamo abituati a camminare senza i nostri figli, la preoccupazione lascia spazio ad una sana sensazione di leggerezza. Compriamo qualche souvenir natalizio (lo so, è agosto. Ma da queste parti il Natale è sempre dietro l’angolo) e saltelliamo fra suggestivi vicoli e ponticelli.

A Pont St. Martin si gode di una splendida vista: casette a graticcio (ancora?), il fiume che si divide in tre rami, la casa-diga che regola il flusso dell’acqua, le chiatte per turisti che entrano nella chiusa. Uno dei ponticelli è girevole, ruota su sé stesso per lasciare passare le imbarcazioni. Una grande casa d’epoca è oggi un ristorante tipico. E’ lì che ceneremo questa sera.

Ogni tanto, qualche telefonata in camera per rassicurarci che i pargoli non abbiano dato fuoco all’hotel. Sembrano contenti, sia per la responsabilità che per la libertà goduta. E ci rendiamo conto che stanno davvero crescendo.

Dalla Petit France ci spostiamo poi verso piazza Kleber, grande spazio delimitato da edifici storici, ed impreziosito da due grandi vasche, dove i pochi centimetri d’acqua attirano i più piccoli. Guardiamo i genitori che sorridono mentre i figli si tuffano nell’acqua delle fontane, completamente vestiti, riemergendo intrisi d’acqua. Ci sono ancora forti differenze culturali fra noi.

Riusciamo persino a trovare il tempo di un riposino, in camera. Poco dopo le 19:00 andiamo tutti a cena. Il ristorante è davvero splendido, su più livelli, affiancato al letto del fiume. Abbiamo un tavolo accanto alla finestra, le fotografie non si contano. C’è un solo cameriere, e i tavoli sono numerosi. Per la mia grigliata attendo un bel po’.  Forse troppo, visto che arriva mezz’ora dopo  tutti gli altri piatti. Ma non ha importanza, l’arredo in legno e la vista sul fiume compensano il piccolo disagio.

E’ già buio quando usciamo dal ristorante. Riattraversiamo il Pont St. Martin  e rifacciamo tutte le foto con la diversa illuminazione. Poi decidiamo di vedere il centro by night, e ci incamminiamo verso la cattedrale. Se possibile, il duomo di Strasburgo è ancora più spettacolare con la sapiente illuminazione. Svetta imponente fra le case, è dominatore dell’ambiente circostante.

Ci accorgiamo che un buon numero di persone si dirige verso uno spiazzo sul fianco sinistro del duomo. Ci incuriosiamo, ci infiliamo anche noi. Veniamo assorbiti da un flusso sempre più tumultuoso, sembra ci sia uno spettacolo. La sorveglianza ci controlla lo zaino (di notte, in cinque secondi), poi accediamo alla piazza, quasi interamente transennata.

Il piazzale è gremito di persone, per lo più accovacciate sul selciato. Anche i bambini si siedono, io resto in piedi a far compagnia al mio mal di schiena. Comincia una proiezione di luci sul fianco dell’edificio religioso, accompagnata dalla relativa musica. Dura poco più di un quarto d’ora. Non posso non pensare alla sicurezza, al fatto che una piazza transennata ed affollata possa essere anche pericolosa.  Al termine dello spettacolo, seguiamo faticosamente il flusso della folla, fra l’altro deviata lungo un ampio percorso alternativo.

Sono quasi le 23:00, è davvero ora di tornare in camera. Ma c’è da camminare per quasi due km. Christian si dichiara stanchissimo, lo trasporto sulle spalle per gran parte del tratto. Annarita si lamenta ma cammina. La temperatura è ideale, gli scorci notturni sono sempre affascinanti, ma l’arrivo in hotel è salutato come una benedizione.

By |2018-02-13T13:05:01+00:00Feb 13th, 2018|Viaggi on the road|0 Comments

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