Diario di viaggio 2017 – VI giorno, da Friburgo a Colmar, Riquewihr, Strasburgo.

Venerdì, 04.08.2017

 

La stanchezza della sera prima ci suggerisce di programmare la sveglia per un orario un po’ più comodo. Ma “stanchezza” è una parola che non rientra nel vocabolario di mia moglie. Quando alle 08:30 apro gli occhietti, lei è già tornata da una passeggiata mattutina. Si è spinta fino alla piazza del Duomo, dove cominciavano ad allestire le bancarelle del mercato di fiori e frutta. Ha visitato il mercato coperto, poi l’angolo di Friburgo in cui un piccolo  fiume si insinua fra le colorate casette medievali. Infine, ha comprato la colazione per tutti  portandola in camera. Impagabile.

Lasciamo Friburgo a metà mattinata,  e poco dopo, superando il Reno,  attraversiamo il confine francese, entrando in Alsazia. Il viaggio dura complessivamente poco meno di un’ora, siamo piuttosto energici ed ansiosi di conoscere nuove città. Lasciamo l’auto in un grande parcheggio sotterraneo, a ridosso del centro storico.

Il centro di Colmar è costituito da una fitta rete di strade, alcune delle quali veramente suggestive. Le case a graticcio sono ovunque, coloratissime. Non smettiamo di scattare foto. Ogni scorcio sembra più bello del precedente. Le strade brulicano di turisti, di negozi, di ristoranti. Ci fermiamo per uno spuntino ed assaggiamo dei bretzel al formaggio e bacon.

L’austera mole della cattedrale appare quasi un po’ fuori luogo, con la sua monocromaticità, nel contesto multicolore dei quartieri circostanti. Sappiamo che la zona più famosa di Colmar è la cosiddetta Petit Venice, dove il piccolo fiume che bagna la cittadina si interseca con ponti e stradine, e le casette colorate si affacciano sullo specchio d’acqua.

Decidiamo di raggiungerla a piedi, e fortunatamente il tragitto  è molto più breve di quanto sembri sulla mappa. Fra l’altro, i numerosi negozi di souvenir e prodotti tipici rendono piacevole la passeggiata. Ovunque, fiori alle finestre e facciate colorate.

Petit Venice è veramente splendida. Le casette a graticcio colorate si susseguono sulla stradina affacciata sul fiume. I ponticelli, decorati con vasi carichi di fiori, completano l’incanto. Superiamo, non senza difficoltà, la zona “da cartolina” e ci inoltriamo nei vicoletti del quartiere. In uno slargo c’è un ristorante tipico, che offre solo una scelta: tarte flambèe. Ossia, una sottile focaccia cotta al forno, prevalentemente con bacon e cipolle. La sosta nella piazzetta è quel che ci voleva, ci tratteniamo un bel po’, osservando frotte di turisti di ogni nazionalità.

Per tornare all’auto dobbiamo riattraversare tutta Colmar. Dopo un centinaio di metri, ci accorgiamo che Annarita ha dimenticato la borsa al ristorante, appesa sulla ringhiera esterna, in piena piazza. Fortunatamente, due anziane e gentili signore, al tavolo accanto, se ne accorgono subito, così la borsa viene custodita all’interno del ristorante.

Il ritorno verso il parcheggio è scandito da decine di nuove foto. Ogni ponte, ogni strada racconta immagini nuove. Finalmente rientriamo in possesso della Toyota, riprendendo il percorso verso nord. Una chicca particolare è la riproduzione, alta 12 metri, della Statua della Libertà: il suo creatore era nativo di Colmar. Posta direttamente sulla strada principale, è possibile parcheggiare e scattare qualche foto.

Il percorso verso Riquewihr, prossima tappa del nostro viaggio, è particolarmente suggestivo. Si viaggia fra filari di viti, a volte fittissimi. Attraversiamo paesini che sembrano posti fuori dal tempo, come Bennwihr e Mittelwihr.  Sono solo poco più di quindici km, ma quando arriviamo al paese medievale di Riquewihr abbiamo gli occhi pieni di meraviglie.

La cittadina alsaziana di Riquewihr non ha nulla da invidiare a Colmar. Anzi, essendo completamente inglobata nelle sue mura medievali, e perfettamente conservata così come costruita nel ‘500, è addirittura più caratteristica. Anche qui le case a graticcio, vivacemente colorate,  non si contano. Cominciamo quasi a non notarle più.

Parcheggiamo lungo le mura esterne, e ci intrufoliamo mediante un varco fra le mura. C’è un asse viario principale, e qualche stradina laterale. In poco più di un’ora, con molte soste, si visita tutta. C’è un bel negozio di Kathe Wolfahrt, il più noto produttore di decori natalizi d’Europa. Ne visiteremo l’ incredibile sede di Rothemburg negli ultimi giorni di vacanza.

Sostiamo per uno spuntino a base di crepes, gelati, e caffè. Io approfitto per far riposare la schiena. Fra piazzette, fontane, palazzi d’epoca, souvenir, la passeggiata scorre piacevolmente.  Sono le 18:00 quando varchiamo le mura della cittadina e rientriamo in macchina, direzione Strasburgo. Poco più di 70km, fortunatamente senza lavori in corso.

In sede di pianificazione, scegliemmo un hotel a ridosso della stazione centrale, in modo da partire poi per Parigi senza eccessivi stress. L’Ibis Strasbourg Centre Gare è posto direttamente sulla piazza della stazione. Anzi, esattamente di fronte. Dalla camera c’è una splendida vista sulla capsula avveniristica che copre l’antica facciata della stazione.

Il primo problema da affrontare, però, è il parcheggio. Non scorgiamo soluzioni a ridosso dell’albergo, per cui girovaghiamo fra le strade circostanti. Sostiamo piuttosto lontano, raggiungere l’hotel a piedi con i bagagli è un po’ faticoso. Poi verremo a conoscenza dell’esistenza di un parcheggio convenzionato con gli hotel, non vicinissimo, ma comunque la migliore soluzione possibile.

L’Ibis è chiaramente di categoria inferiore rispetto al Novotel, ma siamo accolti con molta gentilezza. La camera è pulita, grande quanto basta. E poi, come già accennato, affaccia sulla grande piazza della stazione. Consumiamo i nostri drink di benvenuto (ce ne assegnano 4, a differenza dell’unica bevanda offerta dai Novotel) e saliamo in camera per una rinfrescata.

I bambini ormai hanno deciso di voler mangiare pasta ogni sera. Durante il giorno assaggiano specialità locali, ma a cena preferiscono andare sul sicuro. Trovo un ristorante non molto distante, proprio all’inizio della zona pedonale. Poche centinaia di metri dall’hotel. Percorreremo la strada che separa la stazione dal centro un’infinità di volte nei giorni successivi.

Il ristorante, “La Grappa”, gestita da un francese ma con maestranze evidentemente italiane, si rivela ottimo.  Non solo per l’accoglienza e la location. Il titolare accenna a parlare diverse lingue. E’ simpaticissimo, coinvolgente. Sa fare bene il suo mestiere. La pasta è buonissima, cotta al punto giusto, porzioni molto abbondanti, gusti decisi. Niente da invidiare ai ristoranti siti in Italia. Paghiamo 80 euro, sinora la spesa più elevata per un pasto. Ma ne è valsa la pena.

Cominciamo un po’ a orientarci fra le strade di Strasburgo, ma decidiamo che non sia il caso di esplorarla a pieno. Lo faremo l’indomani, c’è tutto il tempo necessario a disposizione.

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2018: QuandoArriviamo | Travel Theme by: D5 Creation | Powered by: WordPress