Diario di viaggio 2017 – IV giorno, Foresta Nera

mercoledì, 02.08.2017

Giornata teoricamente più rilassante. La sveglia è posticipata alle 08:00, nuovo record stagionale. Colazione in Bertoldstrasse,  ossia la strada della gelateria di ieri sera, ma vista con maggiore lucidità. Fra le decine di alternative possibili, scelgo inavvertitamente un cornetto all’amarena, unico gusto non gradito. Pazienza.

Prendiamo quindi l’auto e ci dirigiamo verso Triberg im Schwarzwald, nel cuore della Foresta Nera. Sono poco meno di 60km , ma di strada particolarmente suggestiva. In poco più di un’ora di tragitto si attraversano tranquilli paesini di campagna, ci si immerge in vasti e luminosi prati, si scalano erte colline. Ovunque le tipiche grosse cascine locali. Le più antiche hanno  alti tetti spioventi, spesso in paglia.

Triberg è un centro abitato costituito da poche case costruite sulla confluenza di più fiumi. I corsi d’acqua, a tratti mediamente impetuosi, si sentono scorrere fra le strade.  La via principale è un susseguirsi di negozi di souvenirs, prevalentemente orologi in legno a cucù, vero must della zona.  Il brand schwarzwald (foresta nera) è venduto ovunque: dalle specialità culinarie agli oggettini commerciali.

La vera attrazione di Triberg è però la “Wasserfalle”, la cascata. Oltre 150 metri di salto complessivo. Il sentiero in salita che la costeggia (ingresso a pagamento) offre scorci sempre nuovi. Ad ogni angolo siscatta una foto, ogni tornante offre prospettive diverse. Il percorso, seppur a tratti piuttosto ripido, non è per niente impegnativo, ma non è opportuno procedere con passeggini.

Fotografiamo la cascata da sopra, da sotto, di lato. Saliamo sino al ponte che la attraversa, offrendo ulteriori scorci suggestivi. Poi ci incamminiamo lungo la discesa, senza smettere di fotografare. Alcune piazzole panoramiche agevolano la sosta e la contemplazione.

Il bosco circostante è inoltre abitato da numerosi scoiattoli. I bambini ne avvisteranno facilmente qualcuno, specie in prossimità dell’ingresso. Ovviamente alla cassa vendono anche noccioline da offrire ai roditori. E loro lo sanno,  spuntano dal fitto bosco sino al muretto che delimita il sentiero.  I miei figli ne rincorrono alcuni per una ventina di minuti.

Usciamo dal parco nel bel mezzo dell’ora di pranzo. I ristoranti nei paraggi non mancano. Preferiamo fare una piccolapasseggiata in paese, lungo la strada principale. Proprio accanto al municipio, un ristorante sembra fare al caso nostro, e ci fermiamo per una sosta. Dopo aver alleggerito il portafogli, seppur virtualmente, di un’altra banconota da 50 euro, riprendiamo l’auto opportunamente allocata nel grande parcheggio alle spalle della strada.

Il navigatore della Toyota ci guida attraverso una strada diversa,  con più boschi e meno paesini. Scoprirò poi che le due strade (una tracciava un arco verso nord, l’altra verso sud) sono quasi perfettamente equivalenti, sia in termini di km che di tempo di percorrenza.  Sarà perché in auto dormono tutti, ma il viaggio del ritorno è ancora più suggestivo.

Rientriamo in hotel , e dopo una rapidissima rinfrescata mi intrattengo nella hall per stampare i biglietti del treno, in previsione del viaggio verso Parigi. Una delle certezze dei Novotel è che sai di trovare sempre una postazione internet disponibile, con tanto di stampante. Comodo per i check-in (ormai possibili solo pochissimi giorni prima della partenza) e per qualsiasi altra evenienza. Christian intanto gioca con la postazione Xbox Kinetic, anch’essa spesso a disposizione dei piccoli ospiti.

Ci lanciamo, quindi, senza pretesa di momenti di riposo, alla scoperta del centro di Friburgo. Il pomeriggio è caldo, e molto afoso. Il primo desiderio è un gelato. Inaspettatamente, da queste parti il gelato artigianale è piuttosto buono. Non è infrequente trovare file davanti i banchetti delle gelaterie.

Una delle principali caratteristiche del centro storico di Friburgo sono i ruscelletti (bachle): canaletti di acqua convogliati dal fiume Dreisam, che attraversano l’intera zona pedonale, e scorrono adiacenti ai marciapiedi. Costruiti nel medioevo per far fronte a eventuali esigenze di acqua (incendi, siccità), ed interrati nel secondo dopoguerra, sono stati recentemente riadattati alla pavimentazione e spesso utilizzati per cercare refrigerio nelle calde giornate estive. L’acqua è fresca e limpida, non resisterete: i piedi vanno assolutamente immersi!

Un’altra singolarità è costituita dai mosaici, posti davanti l’ingresso dei negozi ed incastonati nella pavimentazione dei marciapiedi, raffiguranti la tipologia di bottega corrispondente. Guardando a terra si intuisce il negozio. Chiaramente, però,  negli anni qualche attività si è trasferita, creando un po’ di confusione.

L’elemento architettonico principale di Friburgo è ovviamente il Dom, il Duomo. Alto, slanciato, di un’architettura così differente dalle nostre cattedrali da farlo apparire quasi sgraziato. La piazza circostante, molto ampia, è costellata da palazzi d’epoca.  Una passeggiata fra i vicoli medievali vi porterà alla ricerca del Rathaus, il municipio. E di mille altri scorci suggestivi. Il caldo quasi asfissiante ed il forte mal di schiena, però, un po’ smussano l’entusiasmo della visita.

Ci fermiamo a cena al ristorante Milano, lungo una delle strade pedonali del centro.  Il personale è cortese e simpatico, ma la cucina è da dimenticare. Al di là delle scelte interpretative discutibili (la mia mozzarella è ricoperta di funghi, spezie e pepe verde), il risotto ai funghi scelto da mia moglie risulta immangiabile. Più fortunati i bambini, che ripiegano su tortelloni e fagottini. Anch’essi piuttosto impiastricciati, ma tutto sommato accettabili. A fine pasto salta tutta la rete informatica del locale, ricostruiscono l’ordinazione a mano, sono impossibilitati a fornire ricevuta.

Nonostante siano ormai passate le 20:00, il sole è ancora alto nel cielo, anche se l’afa è sensibilmente diminuita. Giovanna vuole vedere la città in versione notturna, e riprendiamo quindi a ciondolare per le viuzze del centro, sino a stazionare nella piazza del Duomo. Sono un po’ nervoso, la stanchezza e il mal di schiena mi suggerirebbero di tornare in albergo.

Lentamente (molto lentamente) la luce del sole si affievolisce, e la città cambia colore all’imbrunire. Il Duomo non evidenzia illuminazioni particolari, per cui cominciamo a dirigerci verso il Novotel. Fra l’altro, notiamo che le strade del centro sono quasi vuote. Riprendiamo quindi la Bertholdstrasse, dopo aver rivisto la Bertholdbrunnen (chiusa per lavori), all’angolo con l’ampia Franz Joseph Strasse.

Ci affacciamo sulla piazza del Teatro con gli occhi già socchiusi, ma ci risveglia la meraviglia del colpo d’occhio. La piazza è piena di ragazzi e bambini. Completamente modificata negli ultimi mesi, è oggi un grandissimo open space, con due grandi vasche alte pochissimi centimetri, che offrono refrigerio consentendo passeggiate a pelo d’acqua.  Altri spruzzi d’acqua partono direttamente dal selciato, rinfrescando i più piccoli, che in costume accolgono con gioia i getti d’acqua. La piazza è delimitata dal Teatro di Friburgo, dal palazzo del Kollegienbaude, ma soprattutto dalla libreria universitaria. Quest’ultima, moderna ed imponente costruzione, con la facciata interamente  a vetri, lascia riflettere le luci delle sue stanze sugli specchi d’acqua delle fontane, creando un meraviglioso gioco di illuminazioni.

 

La notte è ormai calata, ed è finalmente il momento di rientrare. Era la giornata del riposo. Ma sono più stanco che mai. I bambini intanto già pregustano il ritorno a Europa Park, e ripassano le attrazioni da provare l’indomani.

 


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